Todd Solondz, un peter pan che non convince.

Dark Horse Solondz Venezia. Todd Solondz è un regista atipico. Basta guardarlo in faccia per capire che nella vita il ruolo scritto per lui è quello dell’outsider. Del geniaccio timido e introverso che solo in pochi saranno in grado di capire e amare. Anche il suo cinema in fondo è così, fin dal suo esordio con Fuga dalla scuola media, commedia adolescenziale che a ben guardare non aveva nulla nè della commedia nè dell’adolescenziale. Fatto sta che al netto del suo statuto di autore cult per lo più inedito da noi, nostante i premi vinti in giro per i festival del mondo (il suo ultimo Life during wartime si portò a casa l’Osella per la miglior sceneggiatura un paio d’anni orsono), questa volta il buon Todd non ha fatto centro. Il suo Dark Horse, passato in concorso quest’oggi, non ha convinto appieno la critica, e probabilmente stavolta gli toccherà tornarsene a casa a mani vuote.

Amore Peter Pan. Al centro della storia c’è il trentenne Abe, il carneade Jordan Gelber, un ragazzone americano che vive ancora con mamma e papà (qui interpretati due ex mostri sacri come Cristopher Walken e Mia Farrow) e si innamora di Miranda (Selma Blair) che, tanto per capire il personaggio, dopo il primo bacio con Abe esclama “pensavo peggio”. La trama, che mette al centro questa scalcinata storia d’amore tra due loser, viene usata come pretesto per descrivere il mondo secondo lo sguardo inguaribilmente pessimista di Solondz che dichiarerà a proposito del suo film: ”Per quanto possa essere considerata una commedia si ride davvero poco in ‘Dark Horse’, e’ un film pieno di dolore, di melanconia”. Il film non ha ancora una distribuzione italiana e a conti fatti difficilmente la troverà.

Simone Ranucci