Vendola su caso Penati: E’ peggio di Tangentopoli

Intervistato ieri dal Fatto Quotidiano, il leader di Sel, Nichi Vendola, ha accettato di affrontare tutti i nodi più spinosi dell’attualità politica, soffermandosi sul caso Penati (che tanto imbarazzo sta destando all’interno del partito di Bersani) e sul futuro dell’attuale opposizione. “Io non voglio più giocare in difesa“, ha scandito il governatore della Puglia, che ha rimarcato l’importanza di riportare al centro di tutto parole come “libertà”, “giustizia” e “uguaglianza”.

La gravità del caso Penati – “Considero il caso Penati un fatto grave, ma ho molto rispetto per la sofferenza del popolo del Pd”. Il numero uno di Sel, Nichi Vendola, non ha dimostrato insensibilità nei confronti dello schieramento guidato da Pier Luigi Bersani, rimasto impigliato nella rete della questione morale. Intervistato ieri da Il Fatto Quotidiano, il presidente della Regione Puglia ha tracciato un parallelo con i tempi della Prima Repubblica, scovando nella situazione attuale i focolai di un morbo ben più allarmante.

Peggio di Tangentopoli – “Vedo una differenza con Tangentopoli e in peggio – ha esordito Vendola – Nel 1993 la politica usava gli affari per finanziarsi e mantenere l’illusione della propria egemonia. Il sistema Sesto lascia intravedere invece – ha proseguito il leader di Sel – una mutazione genetica. Oggi sono i partiti indeboliti e subalterni al sistema economico, che sognano di dotarsi di una propria interfaccia economica per stare al tavolo dei poteri forti e recuperare il gap”.

La sfida dell’opposizione – Un quadro tutt’altro che roseo, del quale il governatore della Puglia vorrebbe però cambiare i colori. “Ho un’idea di come l’opposizione dovrebbe affrontare la sfida – ha detto – diversa da quella degli attuali stati maggiori del centrosinistra. La destra ha fallito e io non voglio più giocare in difesa. I voti si perdono – ha spiegato – con la politica che non sente i dolori e le speranze”.

Ripartire dall’uguaglianza – Di più: per voltare pagina è necessario ripartire dai valori fondanti. “So che la libertà non è una merce – ha scandito Vendola – che la giustizia non è un residuo archeologico e che nel tempo della crisi e degli evasori – ha concluso – uguaglianza è la parola più giovane del mondo”.

Maria Saporito