Kate Omoregbe, perché e come deve rimanere in Italia

La vicenda di Kate Omoregbe, la donna nigeriana scarcerata ieri dopo aver scontato quattro anni di reclusione e per la quale si era paventato il rischio di essere condannata a morte nel paese africano, perché accusata di aver rifiutato un matrimonio combinato e di aver scelto la religione cristiana a quella musulmana, com’era prevedibile è diventata un tema di dibattito per correnti politiche e culturali in Italia.
Seguire i dettami previsti dalla legge sulle espulsioni degli extracomunitari che hanno subito condanne penali o anteporre il diritto alla vita?
Queste le opinioni di alcuni personaggi noti della politica e non solo.

Livia Turco – Secondo l’esponente dei Radicali, Livia Turco, “senza entrare nel merito della condanna di Kate Omoregbe va preso atto che ha pagato il suo conto con la giustizia e basterebbe il buon senso per dire che deve tornare a fare il lavoro che ha fatto per oltre dieci anni in Italia: la badante. Si denuncia una improbabile guerra di religione in Nigeria, quando basterebbe dire la verità e cioè che la Nigeria è pericolosa per chiunque sia espulso dall’Italia, a maggior ragione se con una condanna per reati legati alla droga. Noi continuiamo a lottare contro la guerra che è in atto in Italia ai diritti, al diritto, alla legalità. Una guerra che conta migliaia di vittime come Kate, uomini e donne, anche se non soprattutto italiani. Vittime non in senso figurato ma di un lungo elenco di mutilati, feriti e morti. Come in ogni guerra”.

Giovanni Latorre – Il rettore dell’Università della Calabria si dichiara disponibile a dare una mano a Kate: “Nei prossimi giorni cercheremo di capire in che modo questa nostra volontà può trasformarsi nella opportunità auspicata dalla signorina Omoregbe e segnare l’inizio, anche sotto questo profilo, di una nuova fase della sua vita. E’ nostro dovere muoverci in questa direzione non solo per confermare la nostra attenzione verso una donna che mostra, con forza, di voler recuperare le opportunità perdute e di aprirsi ad una prospettiva di crescita umana e personale, nel segno della libertà e dei valori civili e democratici che sono posti a fondamento del nostro Paese, ma come conferma di un ruolo, quello appunto che l’università ha svolto, e intende portare avanti con sempre maggiore impegno, che individua nella promozione dei diritti umani, nel sostegno e nell’incoraggiamento ai più deboli, un elemento di forte caratterizzazione della sua attività e dei suoi obiettivi istituzionali”.

Comunità Sant’Egidio– Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, ha dichiarato: “Bisogna dare immediatamente seguito alla domanda di asilo che ha fatto la giovane nigeriana Kate Omoregbe. È questo il primo immediato provvedimento per evitare che la donna faccia ritorno nel suo Paese dove rischia la lapidazione per essersi convertita al cristianesimo e aver rifiutato il matrimonio con un ricco musulmano. Per risolvere la situazione ci sono almeno due o tre vie. La prima è che lei da tempo ha fatto domanda di asilo e questa domanda va presa in esame. E va semplicemente accolta, perchè ci sono tutti gli estremi. Nel frattempo, però, va sospesa l’esecuzione del decreto di espulsione, che sarebbe automatico a causa della condanna. Poi, può essere immediatamente concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Quindi, non solo la sospensione della pena, ma già il primo permesso di soggiorno per motivi umanitari che regolarizzi la situazione”.

S. O.