Lavitola si difende: Non sono l’uomo nero

Una difesa a tutto campo per spiegare che nella vicenda Tarantini non merita di essere indicato come “l’uomo nero“. E’ quella che Valter Lavitola ha messo per iscritto in una nota diffusa nel pomeriggio di oggi, nella quale ha più volte ribadito di non meritare le accuse piovutegli addosso (estorsione ai danni del premier) e di essere intenzionato a chiarire ogni cosa. “Sto preparando un memoriale da consegnare alle autorità giudiziarie – ha anticipato il direttore dell’Avanti! – e a breve concederò una lunga intervista”.

Non sono l’uomo nero – “Finora sono stato in silenzio, ma sono stanco di passare per ‘l’uomo nero‘”. E’ questo l’incipit della lunga nota vergata oggi da Valter Lavitola per allontanare da sé le ombre relative a un suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta che ha portato in carcere l’imprenditore Giampaolo Trarantini e la sua signora. “Si tratta di una situazione – ha ripreso il giornalista recentemente radiato dall’Ordine del Lazio – venutasi a creare solo a causa delle serie difficoltà del Tarantini ed in cui io, per evidenti motivi di opportunità, mi sono limitato a fare da tramite con il presidente che, come è noto, è sempre spinto da un forte sentimento di solidarietà con le persone che si trovano in disagio e, in particolare – ha aggiunto Lavitola – con le persone che lui ritiene abbiamo avuto dei seri problemi solo per averlo frequentato o essergli state vicine”.

Un memoriale da scrivere – Non solo: il direttore dell’Avanti!, momentaneamente irreperibile in Italia, ha detto di essere impegnato nella produzione di una documentazione volta a chiarire la sua posizione: “Sto preparando un memoriale che consegnerò all’autorità giudiziaria tra qualche giorno – ha scritto nella nota – dopodiché rilascerò un’intervista alla stampa nella certezza di chiarire tutto, carte alla mano. Ovviamente l’opzione più auspicabile sarebbe il mio rientro in Italia per chiarire al meglio l’intera vicenda. Con il mio avvocato stiamo studiando gli atti – ha proseguito – e seguiamo le concitate indagini in corso, e non appena avremo un quadro generale esaustivo, valuteremo la opportunità del rientro per sottopormi ad un ampio interrogatorio“.

A tu per tu col premier – E sulle “concitate” telefonate con le quali avrebbe tentato di stabilire un contatto con Silvio Berlusconi: “Riguardo a quanto dichiarato dalla signora Marinella Brambilla circa una sorta di eccessiva concitazione con cui cercavo di mettermi in contatto con il presidente – ha continuato nella sua autodifesa il direttore dell’Avanti! – confermo la circostanza, segnalando che non ha nulla a che vedere con l’accusa che mi viene mossa: da anni sono legato da profonda amicizia con il premier e ho sempre tenuto ad informarlo tempestivamente delle vicende politiche che potessero riguardarlo”.

Un amico insistente – Di più: “Chiamavo insistentemente – ha precisato Lavitola – perché intendevo aggiornare il presidente di fatti e comportamenti di persone a lui vicine che, a mio avviso, rischiavano di indebolirlo. Di quanto riferisco c’è traccia nella telefonata riportata nell’ordine di arresto. Occorre anche considerare che il presidente è uomo impegnatissimo, quindi è naturale che per poter accedere ad una telefonata – ha spiegato – occorre necessariamente insistere”.

In soccorso di Tarantini – “La vicenda Tarantini non ha mai monopolizzato i rapporti tra me e il presidente – ha quindi annotato il giornalista – trattandosi di un argomento residuale e per nulla allarmante.  E’ bene che si sappia che il presidente mi onora della sua amicizia e mi riceve, come emerge dalle intercettazioni e come risulterà di certo ai suoi collaboratori, da vari anni, prima che conoscesse Tarantini. Posso solo affermare – ha concluso Lavitola – che il presidente Berlusconi mi ha chiesto di aiutare Tarantini e mi chiese anche di assisterlo sul piano personale, perché aveva intuito lo stato di afflizione in cui versava”.

Maria Saporito