Penati sospeso: Un conto è il Pd, un conto sono io

Arriva l’espulsione dal Partito Democratico. Filippo Penati, il capo della segreteria del Pd rimasto coinvolto nell’affaire che riguarda le indagini sulle presunte tangenti del caso Falk, sta comportando al suo partito una vicenda più grande del previsto. Rigore da parte del Pd, che oggi lo sospende, e dalle cui fila si sente parlare di insufficienza dell’autosospensione, spirito di partito da rivedere, macchia che non si toglie con l’assenza di Penati dal partito. D’altro canto, al di fuori dello stesso Pd si fanno ipotesi che lanciano non meno tizzoni nel focolaio: nove milioni di euro contestati dalla Procura di Monza a Penati, anni di affari poco chiari gestiti da colui che stava diventando il beniamino del movimento, e Pier Luigi Bersani ed i suoi (i quali ad ogni modo sono essi stessi del parere di non potersela sfangare solo prendendo le distanze) potevano davvero non sapere? Queste le più recenti accuse della stampa di destra, mentre in casa Pd Penati si vede ritirare addirittura la tessera di semplice iscritto al partito.

La decisione della Commissione di Garanzia. La commissione di Garanzia del Pd, presieduta da Luigi Berlinguer, ha deciso all’unanimità per la sospensione “fino al completo chiarimento della situazione giudiziaria”. Atto temporaneo, si precisa nel verbale della seduta. Come per addolcire la pillola di quello che, si legge più in fondo, è una “misura molto severa”, giustificata dal fatto che “è convinzione profonda e costitutiva del Pd a cui Penati si è autonomamente adeguato autosospendendosi e dichiarando di voler rinunciare alla prescrizione, che quanti rivestano responsabilità pubbliche o esercitino attività politica debbano, ancora più dei comuni cittadini, mostrarsi integri e lontani da ogni forma di compromissione con l’illecito, al fine di non danneggiare con i propri comportamenti le istituzioni nelle quali operano e il partito in cui militano”.

Le dichiarazioni di Penati. Filippo Penati dal canto suo fa notare di aver “fatto tutti i passi indietro doverosi, necessari a scindere nettamente” la sua posizione dal quella del suo partito. “ Questo per potermi difendere meglio ed evitare problemi e imbarazzi al PD stesso”. Si dice, ad ogni modo, “estraneo ai fatti contestati”, cosa che però deve ancora essere dimostrata e dunque la volontaria rinuncia alla prescrizione  è apparsa doverosa.

Sandra Korshenrich