Juventus Stadium, la versione moderna del Giglio di Reggio Emilia

Juventus, Nuovo stadio – Domani sera la Vecchia Signora inaugura la sua nuova casa. Per la prima volta, il Juventus Stadium (questo il nome provvisorio, in atteso di uno sponsor) aprirà i battenti agli appassionati dei bianconeri che, per l’occasione, hanno deciso di chiamare il Notts County, la squadra di Nottingham, da dove arrivarono le prime maglie bianconere. Prima, però, spazio all’animazione, con speciali coreografie firmate K-events, la stessa società che firmò la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino.

I numeri – Il costo complessivo dell’opera si aggira intorno ai 122 milioni di euro. In totale, la capienza complessiva massima dell’impianto è di 41mila spettatori, tutti ovviamente a sedere. Sarà di 30 euro, invece, il costo medio dei biglietti della curva: non poco. Infatti, la dirigenza juventina ha pronosticato guadagni intorno ai 32 milioni di euro l’anno derivanti dallo stadio, contro gli 11 incassati la stagione scorsa. Ma il nuovo stadio è un luogo da vivere anche di giorno: ci saranno anche 21 bar, 8 ristoranti, 64 sky box, 4 mila parcheggi, un centro commerciale, un museo della Juventus e un parco giochi per i bimbi.

Come il Giglio di Reggio Emilia – In tutti gli articoli di presentazione del nuovo stadio, si fa sempre un errore comune, quando si dice che “è il primo stadio di proprietà di una società sportiva in Italia”. Infatti, risale al 1995 la costruzione del primo stadio italiano di proprietà di una squadra, in questo caso la Reggiana di Reggio Emilia. Il costo dello stadio Giglio fu di 28 miliardi di vecchie lire, e ci vollero 8 mesi per ultimare l’opera da 29.650 posti, che si può definire all’inglese, considerando che ci sono appena appena 10 metri di distanza tra il campo e il pubblico. Ma il 13 luglio 2005, la Reggiana venne dichiarata fallita, così lo stadio passò in mano al Tribunale Fallimentare che tutt’ora concede l’affitto dell’impianto alla rifondata società granata, militante in Prima Divisione.

Giorgio Piccitto