La manovra sale a 54,265 miliardi

Il maxiemendamento del Governo alla manovra riduce il deficit di ulteriori 4,399 miliardi nel 2013. La correzione complessiva passa così a 54,265 miliardi dai 49,866 miliardi del testo uscito dal Consiglio dei ministri di ieri. Nel 2014, a fine mandato dell’attuale maggioranza, la manovra arriva a 59,79 miliardi di euro.
Le nuove risorse, come indicato nella relazione tecnica redatta nella tarda mattinata di oggi, arrivano interamente da maggiori entrate, soprattutto dall’aumento dell’Iva al 21% dal precedente 20%, che comporterà 700 milioni di entrate nell’anno in corso e 4,236 miliardi nel 2012.
Sul provvedimento il Governo ha chiesto la fiducia del Senato, il cui voto è previsto per le 20 di stasera.

Le principali novità. La novità principale, decisa ieri dall’esecutivo per recuperare credibilità nella sua azione di anticipo del pareggio di bilancio al 2013, è proprio l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto al 21%.
Gli altri due principali cambiamenti, rispetto alla stesura originaria del testo, riguardano la riduzione del contributo di solidarietà al 3% e solo per i redditi superiori ai 300.000 euro e l’avvio del graduale innalzamento dell’età di pensionamento delle donne nel comparto privato dal 2014. Il contributo di solidarietà, che decorre dal primo gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2013, colpirà circa 34.000 contribuenti, per un gettito atteso pari a 53,8 milioni di euro nel 2012 e a circa 144 milioni nel 2013. La misura potrà essere prorogata anche oltre il 2013 nel caso in cui il governo non dovesse perseguire il pareggio di bilancio.
La riforma in materia pensionistica per le lavoratrici del privato produrrà i suoi effetti più importanti nel 2021, anno in cui la relazione tecnica prevede risparmi pari a 720 milioni.
Ridotta la portata della disciplina che prevede il carcere per coloro che evadono oltre i 3 milioni di euro. In caso di condanna la sospensione condizionale della pena scatta solo al verificarsi congiunto di due requisiti: quando l’ammontare dell’imposta evasa è superiore a 3 milioni di euro, come stabilisce l’emendamento originario, e supera il 30% del volume d’affari.
Il Governo ha anche cancellato la certificazione dei debiti che le imprese vantano nei confronti della Pa così da evitare che questi incidano sull’indebitamento netto.

M.N.