Recensione: Cose dell’altro mondo

Cose dell’altro mondo Abatantuono. Diciamolo subito: Cose dell’altro mondo è un capolavoro? Tuttaltro. Ma probabilmente neanche aspira ad esserlo. Il modello a cui aspira è la commedia di costume, che partendo da uno spunto sociale riesce ad un tempo a divertire e a far riflettere. Da questo punto di vista possiamo dire che il film è abbastanza riuscito. Questo grazie sopratutto a un cast in palla su cui spicca un Diego Abatantuono assessore mangiaimmigrati che sfrutta le sue doti da caratterista  per disegnare un personaggio che pur sopra le righe non perde mai di credibilità.

Trama. L’idea che sta alla base della pellicola è suggestiva. Si racconta di un paese del nord Italia in cui in seguito ad un violento temporale spariscono tutti gli stranieri. Ecco allora che la narrazione si concentra sulle conseguenze di questa misteriosa sparizione, raccontando della messa in crisi dell’econonia del luogo, privata dall’oggi al domani di quell’esercito di badanti, infermiere, operai, che garantiva prestazioni a basso costo e la prosperità dei cittadini autoctoni. In mezzo a questa collettività in cerca di un modo per riorganizzare il proprio presente produttivo assistiamo al triangolo in absentia tra la bella maestrina interpretata da Valentina Lodovini, l’operaio di colore padre del bambino che lei porta in grembo, e il commissario Ariele Verderami, un Valerio Mastandrea che come al solito da solo vale il prezzo del biglietto.

Sceneggiatura, Patierno. Il problema di fondo sta nel fatto che dato questo spunto interessante poi il film non riesce mai veramente a decollare, tanto che né la regia senza infamia e senza lode di Francesco Patierno, né la sceneggiatura firmata tra gli altri dallo scrittore Diego De Silva sono in grado di dargli una direzione convincente rinunciando a prendere posizione sul problema che con tanta maestria avevano posto in campo. Di fatto la narrazione precipita in una spirale di luoghi comuni e macchiette nonostante il brio dei pur bravi interpreti. In conclusione se ci chiedeste se questo film vale la pena di essere visto risponderemmo: Si, ma portatevi un sacco di pop corn.

Simone Ranucci