Kate ha ottenuto l’asilo politico: non rischia più la lapidazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:37

Aveva fortemenete mobilitato l’opinione pubblica il caso di Kate Omoregbe, la nigeriana che nei giorni scorsi, uscita dal carcere dopo aver scontato una pena di 4 anni per droga, aveva chiesto di rimanere in Italia perché nel suo paese rischiava la lapidazione: convertitasi alla religione cattolica, la donna aveva rifiutato di sposare un uomo impostole dai genitori. Ieri pomeriggio Kate è finalmente uscita dal Cie di Ponte Galeria, dopo aver ottenuto l’asilo politico.

Inefficienza del sistema di protezione – A rendere nota la notizia, il Garante dei detenuti Angiolo Marroni, che ha così commentato il favorevole epologo della vicenda: «La felice conclusione di questa vicenda non può farci dimenticare che esiste un problema che riguarda la tutela internazionale degli stranieri detenuti. Un problema che affligge il mondo del carcere: gli stranieri condannati scontano la pena e poi vengono trasferiti nei Cie dove chiedono protezione. L’ingresso in carcere impedisce il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione internazionale. È il caso di quegli stranieri che, una volta entrati in carcere, non possono chiedere nè rinnovare le domande di protezione internazionale». Il probelma principale, secondo Marroni, riguarda l’inefficienza di un sistema di protezione che viene messo in moto solo nel momento in cui il detenuto esce dal carcere e l’assenza di un iter ad hoc e di strumenti idonei per questo tipo di interventi. «Non si capisce perchè – ha concluso Marroni – occorra attendere che venga trasferito nel Cie per chiedere il riconoscimento della protezione internazionale».

L’Italia lotta per i diritti umani – «Oggi, ancora una volta, l’Italia ha dato prova di essere un Paese in prima linea nella lotta per il rispetto dei diritti fondamentali, tra questi, in particolare, la tutela della vita e il rispetto della donna. Il riconoscimento dell’asilo politico a Kate, la giovane nigeriana che nel suo Paese avrebbe rischiato la lapidazione, avvenuto peraltro in tempi velocissimi, non soltanto salva la vita ad una donna, ma dimostra che l’Italia non smetterà mai di lottare per la libertà di tutti e la tutela delle persone». Così il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, in una nota congiunta. «Il Governo, che ha lavorato sin dall’inizio per questa conclusione della vicenda, ringrazia le autorità competenti che si sono attivate rapidamente e senza esitazioni, le organizzazioni laiche e religiose che hanno offerto aiuto e disponibilità, i cittadini e le cittadine che si sono mobilitate firmando l’ultimo capitolo di una storia che ha avuto il lieto fine. Oggi – hanno concluso Frattini e Carfagna- tutti insieme, aggiungiamo una bellissima pagina al grande libro della lotta per i diritti umani che il nostro Paese sta portando avanti».

Kate felicissima – «Kate mi ha appena chiamato per la seconda volta oggi e mi ha comunicato la notizia della concessione dell’asilo politico. Era felicissima. Mi ha ringraziato piangendo», ha commentato Franco Corbelli, leader del movimento Diritti civili, dopo aver ricevuto la telefonata in cui la donna gli comunicava di aver ottenuto l’asilo politico. «Ieri era invece presa dallo sconforto – ha proseguito Corbelli – subito dopo il suo arrivo al Cie di Roma. Era triste e piangeva, poco fa invece mi ha manifestato tutta la sua felicità. Non pensava che l’asilo sarebbe arrivato così presto. Era pronta ad andare in una struttura religiosa sino al 19 ottobre, data che era sta fissata per l’udienza al Tribunale di sorveglianza di Roma per giudicare sulla sua richiesta di asilo politico in Italia. Sono felicissimo. Aspetto di incontrarla di nuovo per parlare del suo futuro in Italia».

Francesca Theodosiu

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