La nuova Libia liberata perseguita, reclude e uccide “l’uomo nero”

La Libia post-rivoluzionaria. Nella nuova Libia liberata è esploso il sentimento xenofobo che da sempre caratterizza l’attegiamento dei nativi verso gli africani neri. Questi ultimi stanno vivendo momenti terribili. Per un pregiudizio diffuso tra la popolazione si ritiene, infatti, che sia altamente probabile che i subshariani, che si trovano in territorio libico, siano stati mercenari al soldo di Gheddafi. Effettivamente, l’ex Colonello aveva ricattato molti migranti del sud presenti sul suo territorio, promettendo loro la fuga verso l’Europa in cambio dell’arruolamento nel suo esercito. Di fatto, queste persone non avevano una vera e propria scelta, visto che le alternative erano rimanere reclusi nei centri di detenzione, essere sbattuti nel deserto o essere rimpatriati nei Paesi da cui  era fuggiti.

La caccia all’“uomo nero”. Non tutti i subshariani presenti sul territorio libico però, hanno combattuto tra le milizie di Gheddafi. Ciononstante, in questi giorni la caccia all’ “uomo nero” sta raggiungendo livelli inauditi, una caccia spietata che si consuma nelle strade, tra le urla della folla  inferocita. Una caccia che può arrivare anche all’annientamento fisico della preda. Non importa che tu sia anziano, potresti essere un stregone. Non importa che tu sia poco più che un bambino, potresti essere una spia, non importa che tu sia una donna, potresti essere la genitrice di questo popolo maledetto. Ciò che importa è solo il colore della tua pelle, il colore nero, il colore della colpa.

La detenzione. Una volta catturati, minacciati, picchiati i migranti vengono reclusi nei vecchi centri di detenzione per stranieri, “non-luoghi” più volte condannati da organismi come Amnesty International. Si tatta di strutture vergognose, volute in passato da Gheddafi per rispettare gli accordi di partenariato con la vicina Europa, al fine di controllare l’immigrazione clandestina. Questi Centri però, non sono sufficienti. Ecco allora, che altre strutture in rovina vengono adibite alla reclusione dei malcapitati. Posti in cui si vive ammassati, nella sporcizia, completamente abbandonati. Spazi  bui dove le donne del sud subiscono violenze sopra violenze.

Il razzismo. Si sta assistendo dunque, all’esplosione dei sentimenti razzisti di buona parte del popolo libico verso gli africani neri. La giustificazione trovata dai ribelli è quella di vendicare le uccisioni perpetrate dai subshariani al soldo di Gheddafi. In realtà, tra le fila dell’ex Colonnello c’erano anche libici. Questi ultimi però, non stanno subendo lo stesso trattamento denigratorio degli africani neri perché, come sostengono gli insorti  «siamo tutti fratelli», i neri invece, sono disprezzati e odiati già dai tempi del Rais.

Giovanna Fraccalvieri

Fonti

http://fortresseurope.blogspot.com/2011/05/rivoluzionari-e-razzisti-un-libico-nero.html