Tu non puoi andare a scuola. I figli della Cina democratica allontanati e reclusi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:09

Vietato andare a scuola. Chen Kesi è una bambina di sei anni che in questi giorni sta vivendo la sofferenza dell’esclusione; le è stato negato un diritto fondamentale, quello di andare a scuola, il diritto all’istruzione. La colpa della piccola Kesi è quella di essere figlia di un avvocato dissidente, Chen Guangchen, il quale è entrato in conflitto con le autorità, quando ha iniziato la sua battaglia contro gli aborti e le sterilizzazioni forzate volute dai funzionari responsabili della politica di controllo delle nascite. Per questo l’avvocato è stato detenuto in carcere per quasi cinque anni e, attualmente, e agli arresti domiciliari.

Carcerati in casa propria. L’uomo, assieme alla sua famiglia, è controllato in ogni suo movimento e questo stato di segregazione è documentata da un video che Chen è riuscito a girare con la complicità tacita di un amico. Dal documento si evince come la famiglia Guangchen, confinata nella propria abitazione, non possa usufruire delle cure mediche nè ricevere medicinali; Il telefono e internet sono un lontano ricordo e, durante la notte, la porta d’ingresso è chiusa a chiave dall’esterno, mentre degli uomini controllano la casa, come se non bastassero le telecamere! I giornalisti che cercano di avvicinarsi all’abitazione sono minacciati e brutalmente allontanati e la stessa sorte è toccata a un gruppo di diplomatici occidentali. La piccola Kesi è costretta a subire tutto ciò, anche lei, insieme ai genitori, ostaggio del regime di Pechino.

Vietato giocare! Oltre al diritto all’istruzione, alla bambina sono stati sottratti perfino i libri, Kesi sta perdendo anche il diritto a vivere un’infanzia serena, non solo perché già a un anno le è stato strappato il padre per sbatterlo in carcere, non solo perché vive in uno stato di reclusione nella sua stessa casa, ma anche perché non può giocare. Sì, alla piccola è stato negato un altro diritto fondamentale dei bambini, il diritto al gioco. Tutti i sui giocattoli, infatti, sono stati sequestrati. Che inutile crudeltà!

I bersagli di Pechino. Non si pensi però, che Chen Kesi sia la prima minore cinese costretta a subire un trattamento così denigratorio.  In passato c’è stato il caso della quindicenne Geng Ge, fuggita con la famiglia dalla Cina verso gli Stati Uniti perché suo padre, Gao Zhiseng, era un avvocato perseguitato per le sue idee “troppo democratiche”. Alla giovane era stato impedito di frequentare la scuola e, per questo, la ragazza aveva tentato il suicidio. Ricordiamo, poi, il caso della figlia dell’intellettuale Ilham Tohti, alla quale era stato impedito di frequentare la scuola americana scelta per apprendere la lingua inglese. Tutti questi episodi dimostrano la violazione della stessa Costituzione cinese che sancisce il diritto all’educazione. Seppure sul piano economico la Cina sia all’avanguardia, non si può dire lo stesso per il rispetto dei diritti fondamentali della persona: solo dal 20 febbraio 2011, le autorità hanno arrestato cinquantadue oppositori politici, uomini che lottano per una Cina migliore.

Giovanna Fraccalvieri

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