Cambogia: blogger carcerato racconta “le sue prigioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:30

Cambogia, il blog del carcerato. Nel carcere cambogiano Prey Sar un detenuto ha avuto la brillante idea di documentare la propria detenzione, e quella dei suoi compagni, aprendo un blog intitolato “Life in one square meter” (La vita in un metro quadrato), naturalmente tutto è accaduto eludendo il controllo dei carcerieri. Si sa poco dell’autore del blog tranne che, probabilmente, non sia di nazionalità cambogiana.

Il cyberspazio “Life in one square meter” è stato creato circa un mese fa, ma è da poco stato oscurato anche se, fortunatamente, alcuni post sono stati recuperati da un altro blog  LTO Cambodia. Un mese è bastato però, per incentivare un vivace dibattito all’interno del Paese, dibattito cui hanno partecipato anche alcune testate giornalistiche come, per esempio, Derek Stout che, in un articolo, sottolinea la potenza di un mezzo come internet, del cosidetto cyberspazio, nel diffondere in brevissimo tempo notizie fino a poco prima inaccessibili.

L’affollamento carcerario. Il problema dell’affolamento delle carceri però, era già stato documentato, in particolare dall’organizzazione a tutela dei diritti umani Licadho che, in seguito a una ricerca sul campo, aveva documentato come, in media, le prigioni raggiungessero circa il 180% delle loro capacità. Una situazione davvero insostenibile, determinata anche dal fatto che in Cambogia la riforma carceraria stenta ad attuarsi. Nella sua ricerca Lichado sottolinea, per esempio, come il sovraffolamento carcerario dipenda dalla mancanza di pene alternative alla detenzione. Accade così, che in carcere possano trovarsi anche i minori, gli immigrati irregolari, persone che si sono macchiate di piccoli reati come rubare una gallina  o, ancora, creditori impossibilitati a pagare i debiti e le multe.  Qual è la conseguenza? Come dice il nostro blogger dal carcere: Life in one square meter

Giovanna Fraccalvieri

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