Omicidio Meredith, Amanda: finalmente mi credono

Nessuna nuova perizia scientifica nel processo d’appello sull’omicidio di Meredith Kercher, la ragazza uccisa il 7 novembre 2007: a stabilirlo il presidente della Corte d’Appello di Perugia che ha definito “superflue” ulteriori analisi, spiegando che gli elementi forniti fino ad ora dai periti e dai consulenti di parte sono sufficienti a determinare la decisione della Corte.

Una decisione prevedibile – Il consulente di parte di Amanda Knox aveva sottolineato come il coltello, ritenuto l’arma del delitto, non potesse essere stato lavato, altrimenti non avrebbe conservato le tracce di amido tutt’ora presenti su di esso. Inoltre, se con quel coltello fosse stato ferito qualcuno, grazie alla sua forte assorbenza, avrebbe trattenuto il sangue. Queste le ultime riflessioni prima che il giudice stabilisse definitivamente che nessun’altra perizia sarebbe stata necessaria. «Me lo aspettavo», avrebbe detto, all’uscita dall’udienza, il pm Manuela Comodi, la quale ha aggiunto «ci si separa dai mariti, quindi ci si può separare anche dai periti sbagliati». Giustamente rincuorato, invece, il difensore di Raffaele Sollecito che ha così commentato la decisione del giudice: « la corte ha giustamente respinto la richiesta del pm di disporre una nuova perizia con nuovi periti, una cosa assurda e fuori da ogni logica e di risentire Aviello, dichiarato inaffidabile dagli stessi pm, mi sembra che sia formalmente e giuridicamente ineccepibile».

Amanda comincia a vedere la luce – Amanda si è dichiarata «molto preoccupata per le udienze» ma « inizia a vedere la luce in fondo al tunnel»: dopo gli ultimi sviluppi del processo per l’omicidio di Meredith Kercher, suo padre Curt ora «spera di riportarla a casa». «Finalmente mi credono, ho sempre saputo che ce l’avrei fatta», ha affermato Amanda durante il processo di appello. Parlando con il suo avvocato in un colloquio raccolto da “Il Messaggero”, Amanda ha detto: «È bello sentire che non mi odiano più, che finalmente ho qualcuno che mi ascolta senza lo sguardo greve dell’accusa, ma ancora non tutti, qualcuno tra i giudici continua a volermi male e non lo capisco». «Il mio segreto – ha continuato Amanda – è che ho sempre creduto di riuscire a far emergere la verità, ho sempre creduto di poter uscire da quel carcere in cui la mia vita s’è congelata. Uscire e tornare subito a Seattle, magari a novembre per il giorno del Ringraziamento». Amanda ha anche fatto riferimento a Raffaele Sollecito: «Gli voglio bene – ha spiegato -, lui mi è stato sempre vicino, in ogni momento ho potuto contare sul suo affetto, questo è molto bello. Amore? No, non più. Non ho più nessuno, il carcere ti azzera, ti annienta l’anima e anche gli affetti. C’era David, un fotografo, non c’è più. Il film su di me? Non voglio parlarne, fa parte dell’odio che voglio sconfiggere». Della vittima, infine, Amanda ha detto: «Mez era un’amica. Pochi capiscono che non avrei potuto farle del male».

Francesca Theodosiu