Iraq, giornalista lancia protesta su Facebook: ucciso

Dissidente ucciso. Il giornalista iracheno Hadi al-Mehdi è stato trovato morto ieri nel suo appartamento, assassinato con due colpi di pistola. Un’uccisione “a scopo politico”, secondo gli investigatori. Infatti, nei giorni scorsi al-Mehdi, attraverso il suo profilo sul social network Facebook, aveva duramente criticato il governo di Baghdad, chiamando i contestatori a manifestare e a far sentire sempre di più la loro voce. Un intervento che non deve essere piaciuto agli oppositori: per questa ragione il giornalista è stato letteralmente giustiziato. All’arrivo delle autorità, infatti, non c’erano segni di lotta o furto, poiché cellulare, computer e altri oggetti di valore erano al loro posto.

Giornalismo pericoloso. Hadi al-Mehdi, sempre sul suo profilo Facebook, aveva inoltre espresso la sua paura per eventuali rappresaglie, chiedendo il supporto delle autorità, il quale probabilmente è arrivato troppo tardi. “Purtroppo, il giornalismo in Iraq rimane una professione mortale – ha detto Joe Stork, vicedirettore dell’organizzazione “Human Right Watch” per il Medio Oriente – Dopo più di sei anni di governo democratico, gli iracheni che pubblicamente esprimono la loro opinione corrono ancora un grande pericolo”. Dall’inizio di febbraio, ogni venerdì, decine di migliaia di manifestanti partecipano a manifestazioni in tutto il paese, apparentemente ispirate alle rivolte popolari in Egitto e Tunisia. Protestano contro la corruzione, le restrizioni alla libertà di espressione, la disoccupazione e la povertà. Proprio quello per cui lottava Hadi al-Mehdi, ucciso, come moltissimi altri iracheni, per le sue idee politiche.

Emanuele Ballacci