La Bce si spacca sull’acquisto di titoli di stato

Ieri pomeriggio si è dimesso Juergen Stark, capo economista e personaggio chiave della Banca centrale europea. L’annuncio ha innescato una nuova spirale inflazionistica sulle borse continentali, sempre più bersagliate dalle ipotesi di fallimento dell’euro e di default dei singoli Stati afflitti dal gravoso problema della riduzione del debito sovrano (e dall’assenza di segnali di crescita). La defezione di Stark, tenace avversario del piano di acquisto di titoli di Stato dei Paesi a rischio default messo in piedi dalla Bce in pieno agosto, segue quella di un altro illustre tedesco contrario a questa politica di aiuti, Axel Weber, l’ex presidente della Bundesbank dimessosi in aprile in pieno contrasto con i piani di aiuti Ue.

“Motivi personali”. La Bce ha spiegato le dimissioni di Stark con “motivi personali”. Jean Claude Trichet, presidente uscente dell’istituto centrale, ha personalmente garantito il sostegno ai Paesi in difficoltà e, allo stesso tempo, quel rigore tanto richiesto da Germania e Francia. Trichet ha ringraziato Stark per il suo grande contributo all’unità europea, esprimendo la sua “personale gratitudine” al banchiere centrale tedesco ricordando ”il lavoro comune per quasi venti anni”. Angela Merkel, dal canto suo, ha ringraziato Stark per aver contribuito a diffondere quella “cultura della stabilità” della quale ha beneficiato l’Europa. A sostituire Stark sarà Joerg Asmussen, attuale vice ministro delle Finanze tedesche.

Listini giù. Ma la notizia delle dimissioni di Stark ha affossato i listini europei e, di riflesso, Usa. L’euro e i bond hanno risentito subito dei timori che l’uscita dello storico membro della Bce possa essere indicativa della scelta della Germania di schierarsi contro il sostegno dei titoli di Stato italiani e spagnoli, sebbene in serata la Merkel abbia smentito ufficialmente tale prospettiva. Ai “motivi personali” sembra, comunque, non credere nessuno e il fatto che, con il dimissionario Stark, anche Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ad inizio agosto abbia votato contro la decisione della Bce di riprendere ad acquistare i titoli di Stato fa davvero presagire il pugno duro da parte della Germania. In serata, infatti, si stava già pronosticando il default della Grecia.
Da maggio ad oggi, a più riprese, la Banca centrale europea ha acquistato titoli di Stato per circa 130 miliardi di euro.

M.N.