Leone d’oro alla Carriera libera e ribelle di Bellocchio

Leone d’oro68esima Mostra del Cinema di Venezia siamo agli sgoccioli e come per ogni concorso, è arrivato il momento di tirar fuori i nomi dei vincitori. Ed ecco il primo: Marco Bellocchio, italiano, spregiudicato, anticonvenzionale e ribelle, è  stato premiato al Lido con il Leone d’oro alla Carriera. Con la sua rivisitazione di ‘Nel nome del padre’, il regista ci pone davanti ad una sola ed unica verità: cambiare si può, e l’unica cosa che ci serve per farlo è crederci. Lui, regista culturalmente libero, rifugge le convenzionalità etiche per dare voce e forma ad un’altra potenziale realtà, e lo fa rinunciando alla violenza, nel solco di uno spirito votato a non rassegnarsi, mai.

Una soddisfazione in più – Oltre alla soddisfazione per aver ricevuto il suddetto Premio, sicuramente Bellocchio potrà ritenersi ancor più appagato in virtù del fatto che a consegnargli il ‘Leoncino’ è stato proprio il regista Bernardo Bertolucci, da sempre suo rivale ammirato, stimato e talvolta anche invidiato.

Anticipazioni sul futuro – “Io in pensione? Una sciocchezza. Ho ancora molti progetti“. Così Marco Bellocchio ha delineato il suo futuro, sottolineando che “importante non è il numero dei film, quanto piuttosto la loro qualità”, specie nel mondo cinematografico italiano, fatto prevalentemente di “misere e povere commedie”. A gennaio il via a ‘Bella addormentata’, improntato sulla storia di Eluana Englaro e sul significato che la sua vicenda ha avuto per questo Paese.

Corinna Trione