11/09/2001: il mondo alza la propria soglia di sopportazione visiva

11  settembre 2001: ci sono soglie di sopportazione meramente estetica che risultano strettamente correlate alle sollecitazioni visuali che siamo soliti ricevere. Una sorta di naturale evoluzione della tolleranza, del buongusto, del “vedibile”, del “mostrabile”. L’undici settembre ha inevitabilmente alzato sensibilmente quella soglia prendendo in contropiede tutto il mondo che, inerme, ha ricevuto una stimolazione imprevedibile e, soprattutto, dalla quale non si torna più indietro. Mentre i giornalisti del pianeta correvano ad indossare camicia e cravatta al fine di condurre in medias res edizioni straordinarie sull’apocalisse di Manhattan la gente di ogni continente, confusa e straniata, accendeva radio e televisioni allo scopo di comprendere ciò che, negli anni, è stato esaustivamente spiegato senza avere il potere di modificare il suo status di incomprensibilità.

Uno spettacolo apocalittico: la morte servita in diretta, come potevano le agenzie giornalistiche conoscere la reale entità di ciò che si stava mostrando? Nessuno poteva prevedere che gli occhi dello spettatore attonito avrebbero visto uomini e donne, consci del destino infame che li avrebbe divorati, buttarsi ancora vivi dai piani alti delle torri producendo quei tonfi secchi una volta guadagnato il suolo. Ma lo spettacolo apocalittico aveva ancora in serbo il suo più truce apogeo: un secondo aereo, così, come una freccia scoccata in silenzio, penetra la seconda torre e questa volta tutto il mondo guarda.

La fascinazione del mostro: L’undici settembre non può essere archiviato, codificato e metabolizzato come un atto terroristico. E’ stato lo spettacolo macabro, motivo per il quale la gente ne ha subito la naturale fascinazione di terrore/compassione/attrazione, che ha segnato l’estetica del nuovo millennio. Un trionfo osceno di esplosioni mortali che hanno violato e violentato l’architettura della Grande Mela, tempio del mondo occidentale. Così quel giorno, senza consegnare preventivamente il nostro consenso, abbiamo modificato la nostra soglia di tolleranza estetica imparando ad anestetizzarci anche all’Apocalisse. Dopo aver visto l’undici settembre in diretta e senza filtri, senza difese così com’eravamo, il mondo è mutato perché l’uomo è mutato: ha compiuto un doloroso passo ulteriore a livello evolutivo; prosegue soltanto chi ha imparato a gestire quel “crollo” fisico e, quantomai, simbolico.

Valeria Panzeri