11 settembre: le opinioni

 Le dichiarazioni. Diverse sono state le dichiarazioni del mondo della politica, e non solo, nella giornata dell’11 settembre 2011, a dieci anni dagli attentati terroristici. «L’America oggi è più forte e Al Qaeda è sulla via della sconfitta»: questo il messaggio di Barack Obama ai cittadini americani. E ancora: «Il futuro appartiene a coloro che vogliono costruire, non distruggere». Per Obama essere costruttivi significa guardare con fiducia al futuro ma, al tempo stesso, tenersi sempre all’erta di fronte alla minaccia terroristica.  Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato a «guardare avanti», continuando sulla via di quella “solidarietà internazionale” che, nei dieci anni di distanza dal crollo delle torri, ha reso possibile la costruzione di “un mondo sicuro, aperto e pacifico”. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha invitato a «mantenere alta la guardia» «perché il terrorismo non si è fermato», nonostante sia stato fortemente combattuto e contrastato con le guerre in Afghanistan e in Iraq e, da ultimo,  con la morte di Osama bin Laden. Di opposta opinione è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che ha accusato gli Stati Uniti di aver strumentalizzato la tragedia dell’11 settembre per intervenire militarmente in Afghanistan e Iraq.  Il Papa, infine, ha ricordato le vittime del 2001 lanciando un appello ai capi di governo delle diverse Nazioni, quello di rifiutare sempre la violenza come soluzione dei problemi.

“Contro lo scontro di civiltà” Degna di nota è stata l’iniziativa  dei  membri della Comunità religiosa islamica (COREIS)  di Vicenza che hanno voluto celebrare il ricordo delle vittime degli attentati dell’11 settembre, testimoniando la loro solidarietà al popolo americano e trasmettendo un messaggio «di dialogo per la coesione tra le civiltà e di denuncia di ogni strumentalizzazione violenta della religione». Secondo i membri del COREIS, la religione viene troppo spesso usata per «camuffare finalità di potere economico e politico, fomentando così quello “scontro di civiltà” che deve essere assolutamente sventato a favore di una “convivenza pacifica” ».

 Giovanna Fraccalvieri