La manovra non basta, l’UE vuole più lacrime e sangue

Le manovre e manovrine – con annesse correzioni in corso d’opera – dell’estate appena trascorsa non sono sufficienti a mettere l’Italia al riparo dal baratro economico e finanziario. Parole dell’Unione Europea, espresse nel rapporto 2011 sulle finanze dei Paesi europei.
“Gli Stati membri sotto la pressione dei mercati – si legge nel documento – devono continuare a lavorare sui loro obiettivi di consolidamento delle finanze e, se necessario, prendere ulteriori misure”.
Qualora le entrate derivate dalle misure della manovra del trio Berlusconi – Bossi – Tremonti risultassero al di sotto delle attese, dunque, entro la fine dell’anno si paleserebbe la necessità di ulteriori provvedimenti economici restrittivi.

Come la Grecia. Fino a qualche mese fa la spada di Damocle che pendeva sulla testa dell’economia e della politica italiana aveva assunto la forma dell’incubo di “fare la fine della Grecia”, stritolata prima dalla crisi economica e poi dalle “riforme” imposte dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di prestiti che, dietro a un apparente salvataggio del Paese, hanno condannato la nazione ellenica a una recessione sempre più profonda.
Oggi le similitudini fra il destino dell’Italia e dei nostri vicini ellenici risultano fin troppo evidenti; al punto che il richiamo al Governo italiano a prepararsi a “nuove misure”, giunge non più di 24 ore dopo che il premier greco George Papandreou si era visto costretto ad annunciare nuove misure di austerità per 2 miliardi e mezzo di euro, a causa delle pressioni degli organismi economici internazionali.

Le basi fragili della manovra – Che le “nuove misure” prospettate dall’UE (traducibili in ulteriori norme “lacrime e sangue” a carico dei ceti medi e popolari) siano più di un’ipotesi nel futuro prossimo dell’Italia, risulta evidente a partire dai numeri diffusi negli ultimi giorni a proposito della (non) crescita del nostro Paese.
I conti fatti da Tremonti, da cui poi è scaturito il testo definitivo della manovra, sono sempre partiti dall’ipotesi che il PIL italiano registrasse nel 2011 una crescita di almeno l’1%; è notizia di tre giorni fa che, con una crescita nulla nella seconda metà dell’anno, il dato del nostro Paese per il 2011 si attesterà – secondo l’Ocse – fra +0,5% e +0,7% massimo.
Freddi numeri degli indicatori economici che si riflettono nella vita di milioni di lavoratori disoccupati o costretti in Cassa Integrazione, come testimoniato dai dati che mostrano – secondo l’Osservatorio CIG del dipartimento Industria CGIL – un costante aumento delle aziende che fanno ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria, a dimostrazione della stagnazione economica italiana.

Mattia Nesti