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Scott Lund svela i segreti della Gioconda

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Dipinta a Roma e non a Firenze, conterrebbe una mappa geo-simbolica e sarebbe la rappresentazione del mistero della vita nascente. Ad affermarlo è lo scrittore investigativo Scott Lund, autore di Mona Lise Code, studio che evoca la celebra opera di Dan Brown. “L’idea che Monna Lisa fu dipinta a Firenze è il più grande inganno che la storia dell’arte abbia mai conosciuto” dichiara lo studioso. Dopo l’invasione di Milano da parte di Luigi XII, Leonardo non si fermò a Venezia e a Firenze, bensì a Roma. Ed è proprio nella Capitale, in fermento per il grande Giubileo del 1500, che l’artista iniziò a dare forma alla Monna Lisa, ben prima del 1503 come tramandato dalla vulgata classica. E non è un caso che Scott Lund abbia scelto il Colosseo come sfondo per la sua conferenza, organizzata per rivelare – prove alla mano – il luogo preciso in cui Leonardo ha iniziato il dipinto e i simboli celati nello sfondo dietro la Monna Lisa.

Giano bifronte e l’anima condivisa Secondo Scott Lund, la dualità rappresentata dal dio Giano sarebbe il filo conduttore della Gioconda. “Leonardo era intrigato dall’idea che la madre e il bimbo che porta nel grembo condividano una stessa, singola anima.” spiega lo scrittore. “Su questo tema lascio’ degli scritti e i suoi tentativi di afferrare il mistero dell’anima condivisa erano forse alla base delle autopsie che effettuò su feti e uteri”. Monna Lisa, perciò, è la rappresentazione di due corpi uniti in una sola entità e non il ritratto di una donna realmente esistita. Questo spiegherebbe l’aspetto androginico della figura, che ha dato adito in passato alle più svariate interpretazioni.

Il tempietto del Bramante – Nel 1502 Donato Bramante iniziò il tempio, noto come San Pietro in Montorio, sul Gianicolo, colle dedicato alla divinità pagana, ma anche luogo del martirio di San Pietro. Il tempio, concepito come sintesi tra antico e moderno, era la rappresentazione dell’armonia dell’universo. Lund sostiene che la stessa filosofia fosse alla base del quadro di Leonardo, e che la Monna Lisa fosse la personificazione del tempietto. L’amicizia tra Leonardo e Bramante fa pensare che i due avessero ideato insieme le due opere, e ne avessero intrapreso la realizzazione contemporaneamente, concependole come un progetto comune. Secondo lo scrittore, Leonardo – così come Bramante –  volle unire idealmente cristianesimo e paganesimo: la Basilica di San Pietro, cuore della religione cristiana e il lago di Nemi, sede del culto di Diana, la dea della caccia e delle nascite, sarebbero uniti da una linea che corre da nord ovest a sud est, che interseca il Gianicolo, dove si erge il tempietto del Bramante.

Sullo sfondo l’allegoria della nascita – Lo sfondo alla destra della Gioconda rappresenta, per Scott Lund, la fonte Egeria, che nell’antichità era meta di pellegrinaggio per le puerpere. La formazione rocciosa che si intravede di lato “ha l’apparenza di San Cristoforo che traghetta sulle spalle Gesù Bambino”, spiega lo scrittore. A sinistra si scorge una porzione del Tevere, dove Romolo e Remo avrebbero navigato in una cesta prima di essere trovati e allevati dalla lupa. La nascita è quindi il tema degli sfondi del dipinto: la stessa Monna Lisa altro non è che “anima condivisa tra madre e bimbo non ancora nato”.

Sabina Delle Rose

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