Body Worlds: quando la morte diventa arte

Gunther Von Hagens è un anatomopatologo tedesco, celebre in tutto il mondo per aver inventato un metodo che consente la conservazione dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi biologici con dei polimeri di silicone. Tale macabro processo prende il nome di plastinazione, ed oltre a mantenere in un ottimo stato i cadaveri che subiscono tale trattamento, fa sì che non emanino cattivo odore, che siano rigidi e che il loro colore naturale resti invariato.

Body Worlds –  “Körperwelten“, o “Body Worlds”, è il nome delle mostre che Von Hagens è solito allestire, in cui dei veri corpi umani vengono esposti in posizioni che possono ricordare opere d’arte famose, mestieri o altro. Viene da chiedersi in quale luogo dimenticato dal mondo conosciuto quest’uomo riesca a reperire i cadaveri di cui ha bisogno. Che non ci si immagini un novello dottor Frankenstein alle prese con il dissotterramento di defunti recenti: Gunther Von Hagens ha i corpi di cui necessita grazie all’ Institute for Plastination, organo al quale è possibile donare il proprio cadavere.

Mostra a Roma – Si tratta, indubbiamente, di un’esposizione poco adatta agli stomaci fragili, per quanto, con ogni probabilità, i corpi presenti alla mostra somiglino più delle ben riuscite riproduzioni in plastica che a dei veri corpi trasformati in “belle statuine”. Tale celebre esposizione domani aprirà i battenti nella Capitale. Sarà la città di Roma ad ospitare a partire dal quattordici settembre la mostra “Body Worlds – Il vero mondo del corpo umano”. Tutti gli interessati potranno recarsi presso le Officine Farneto, nei pressi dello Stadio Olimpico. Si tratta di un evento di cattivo gusto? Sì e no. Quando si fa allusione al fatto che un’esposizione del genere va a violare la sacralità della morte, è facile che ci si senta rispondere che anche la Chiesa, ad esempio, espone da sempre i corpi dei santi per dimostrarne l’incorruttibilità. Si tratta, ovviamente, di due cose che non dovrebbero nemmeno essere messe a paragone, poiché relative a due ambiti del tutto differenti. Molti di coloro che tollerano, magari per devozione, la visione di un vescovo sdraiato dentro la propria teca, non riescono a non provare disgusto per un uomo scuoiato e plastificato che suona il sassofono. Se si pensa, però, che fu proprio quello stesso individuo che decise, in vita, che da morto avrebbe voluto fare il musicista senza pelle, la questione potrebbe risultare quasi simpatica, o comunque meno dissacrante poiché figlia di un deliberato atto decisionale. Bon, c’è chi comunque, alla gloria postuma, preferisce far sì che il proprio corpo divenga dello squisito “cibo per i verbi”. Scelte.

Martina Cesaretti