Crisi: fallimenti +10,3% I semestre, +13,1% II trimestre

Nel secondo trimestre del 2011 in Italia  i fallimenti ammontano a circa 3.400, con un aumento del 13,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo il calo riscontrato tra la fine del 2010 e gli inizi del 2011, fanno notare dall’Osservatorio crisi d’impresa Cerved Group, i fallimenti fanno segnare uan decisa inversione di tendenza. Dopo due trimestri consecutivi con il segno meno, infatti,  i dati su base destagionalizzata sottolineano un aumento dell’8,8% sui tre mesi precedenti. I casi di bancarotta dei primi sei mesi dell’anno hanno toccato quota 6.400, +10,3% rispetto allo stesso periodo del 2010. In sofferenza soprattutto le società di capitale, tra le quali il fenomeno prosegue a ritmi maggiori se paragonati a quelli osservati tra le società di persone (+12,8% contro +3,5%) e nelle altre forme giuridiche (+5,7%).

Imprese e settori. I dati relativi ai bilanci delle società di capitale indicano che a fallire sono soprattutto imprese che tre anni prima della procedura non avevano depositato il bilancio (circa un terzo del totale) oppure aziende di piccola dimensione, visto che il 44% di quelle fallite nel primo semestre aveva meno di due milioni di euro di attivo. Se nel 2009 e nel 2010 a guidare la corsa dei fallimenti era l’aumento dei default delle imprese manifatturiere e, in un secondo luogo, di quelle attive nell’edilizia, nel corso del 2011 il fenomeno sta imboccando altra direzione. L’industria, pur restando il comparto con la frequenza di fallimenti maggiore (insolvency  ratio pari a 21,8 nel primo semestre 2011), fa rilevare un calo del 2,1 % rispetto allo stesso periodo del 2010, mentre cresce invece il settore delle costruzioni (+7,1%), anche se a un ritmo inferiore rispetto a quello osservato nell’intera economia, e aumentano a ritmi elevati i casi nel terziario (+16,4%).

M.N.