Dream Theater, tutto il nuovo disco track by track

Dream Theater – Today’s the day, oggi esce “A dramatic turn of events“, il nuovo atteso lavoro dei funambolici Dream Theater. Il quintetto americano è atteso al varco da milioni di appassionati, dopo il clamoroso split dallo storico batterista Mike Portnoy. Ecco dunque cosa aspettarci dal nuovo lavoro di John Petrucci e soci, esaminato traccia per traccia. L’album si apre con “On the backs of angels“, singolo già rilasciato in rete qualche settimana fa, un pezzo che inizia con un arpeggio pulito e sinistro di Petrucci, cui segue un fraseggio di tastiere che introduce il brano vero e proprio con un riffing roccioso di chitarra. Il cantato è apprezzabile anche se il buon LaBrie si destreggia senza far gridare al miracolo. A metà del brano, dopo un intermezzo di pianoforte, la contorta parte strumentale in pieno stile Dream Theater che anticipa l’ultimo ritornello e la chiusura di un pezzo molto bello e curato. La seconda traccia è “Build me up, bring me down“: qui lo stile cambia, il cantato è all’inizio filtrato, la melodia brillante nella sua semplicità. Non si tratta di una suite, ma di un pezzo lineare, diretto e martellante che rimarrà a lungo nella mente dell’ascoltatore. Con “Lost not forgotten” il combo ritrova il proprio sound proponendo, sin dalla intro, assoli complicatissimi seguiti da riff indiavolati. Peccato per le linee vocali un pò scontate che non conferiscono al brano la giusta carica. In ogni caso, il brano è uno dei più rusciti dei nove.

Ballate – “This is the life“, quarto brano proposto, è la prima vera ballata del disco. Un arpeggio introduce un pezzo fatto di piano, voce quasi sussurrata e testi che indagano sul senso della vita. Un brano che lascia alla fine indifferenti ma utile per spezzare un pò il ritmo di cavalcate strumentali martellanti. Il brano 5 avrebbe dovuto chiamarsi “The Shaman’s trance”, si chiama invece “Bridges in the sky” ed è probabilmente il pezzo più significativo di tutto l’album. Riffing convincente, atmosfera coinvolgente, tecnica sopraffina, linee vocali finalmente all’altezza per un brano evocativo ma dalla forte carica adrenalinica. Da 10 in pagella: ecco i veri Dream Theater. “Outcry“, sesto brano, altra suite molto raffinata e curata in ogni dettaglio con un Petrucci ispirato e un Mike Mangini dietro le pelli che finalmente suona sopra le righe, mostrando al mondo intero (come se non lo si sapesse) di essere un mostro di tecnica. Molto bella la lunga parte strumentale con Myung e Mangini sugli scudi. E veniamo al gran finale: il brano numero 7 è una nuova ballata. Si chiama “Far from heaven” ed è un sublime duetto pianoforte e voce, quasi una preghiera, tanto i toni sono soffusi. Delicatissima, contrasta con la cattiveria del brano precedente e introduce bene la successiva “Breaking all illusions“, ultima suite dell’album. Tra saliscendi emotivi e assoli all’ultimo sangue il brano si trascina fino alla fine senza nulla aggiungere a quanto già sentito negli altri pezzi. E per chiudere, una nuova ballata (un’altra?), “Beneath the surface” è lo struggente pezzo di chiusura di un disco eccellente quando mette in mostra la tecnica dei cinque strumentisti, delude un pò quando abbassa i giri del motore e dissemina qua e là ballate molto raffinate ma non eccelse.

R.A.