L’imponente crocifisso di Bernardo Daddi torna in mostra a Firenze

Il grandioso crocifisso di Bernardo Daddi torna al Museo Bardini di Firenze. Dopo dodici anni di invisibilità e due accurati restauri l’opera (di 4,76 x 4,20 metri ), più imponente del celebre Cristo di Cimabue, sarà presentata al pubblico il prossimo 3 ottobre, con l’inaugurazione del ciclo di mostre “Le stanze dei Tesori” che l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze dedica al grande collezionismo per la collana “Piccoli Grandi Musei”.

Identificazione dell’opera – Il restauro del crocifisso, che appartiene alla ricchissima collezione che l’antiquario Stefano Bardini ha lasciato in dono al Comune di Firenze, è stato realizzato da Nicola Mac Gregor ed Elisabetta Codognato grazie ad un finanziamento di 26 mila euro del Lions Club Poggio Imperiale. Un approfondito studio storico – artistico condotto da Ginevra Utari, allieva di Andrea De Marchi, docente di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze, ha, inoltre, consentito non solo di confermare la paternità dell’opera ma di definirne anche la probabile identità finora ignota. Per importanza e dimensioni  il crocifisso, infatti, sarebbe proprio la “Crux de medio ecclesiae” del Duomo di Firenze, misteriosamente scomparsa nella prima metà del Quattrocento. I risultati della ricerca saranno pubblicati, in occasione della mostra, dalla curatrice dell’esposizione Antonella Nesi nel volume “La Croce di Bernardo Daddi, vicissitudini di un’opera d’arte”, edito dal centro Di.

Storia del crocifisso – Noto come uno dei più prolifici artisti fiorentini, Bernardo Daddi (1290 circa – Firenze 1348) ha ricoperto, all’indomani della morte di Giotto, un ruolo di primo piano nel contesto artistico fiorentino, come dimostrano, tra gli altri, il polittico per l’altare maggiore di Santa Reparata, poi trasferito in San Pancrazio e ora per la massima parte agli Uffizi, e la Madonna di Orsanmichele. La Croce del Museo Bardini appartiene, invece, agli anni della maturità ma, purtroppo, non esistono documenti che ne attestano la vita artistica, solo poche fotografie scattate intorno al 1888, l’anno in cui Stefano Bardini inaugura in piazza dei Mozzi il suo atelier commerciale. Secondo i criteri di restauro dell’epoca, l’antiquario fa sostituire i finali dell’opera, probabilmente danneggiati, con frammenti di un’altra. Da allora il crocifisso è rimasto nel palazzo: il solo spostamento risale al 1999, all’inizio della ristrutturazione dell’edificio. Dieci anni dopo, nel 2009, la Croce viene riesumata in occasione della riapertura del Museo e vengono predisposti i lavori di restauro necessari per restituire l’opera al suo originario splendore.

Valentina De Simone