Cani liberi in strada: ‘no’ dalla Cassazione

Chi vorrebbe lasciare il proprio cane libero di passeggiare in strada, sottratto alla stretta del guinzaglio, sarà costretto a rassegnarsi: la Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito che il padrone dell’animale è tenuto a controllarlo in ogni momento e a evitare che abbia accesso agli spazi destinati alla circolazione stradale, anche se non manifesta sintomi di aggressività.

Multe salate per i contravventori – La Suprema Corte, infatti, ha comminato una multa di 250 euro al proprietario di due cani che, per una distrazione del padrone, avevano oltrepassato il cancello della propria abitazione ed, usciti in strada, erano finiti sotto le ruote di un malcapitato motociclista. L’uomo era caduto dal veicolo, mentre uno dei due cani, nello scontro, era morto. Tuttavia, i magistrati hanno ritenuto il padrone responsabile di lesioni colpose e a nulla sono valse le eccezioni presentate dai suoi avvocati. Stefano D. P. aveva, infatti, sottolineato ai giudici che il motociclista poteva aver sbandato indipendentemente dalla vista dei cani, forse perché era distratto o, ancora, in quanto indossava degli zoccoli poco adatti a guidare il motoveicolo. Ma i magistrati, non hanno tenuto conto delle sue dichiarazioni e gli hanno dato torto: il cane «si può rivelare pericoloso per le particolari situazioni del caso concreto, come in questo caso in cui gli animali hanno avuto accesso dove ciò non è consentito trattandosi di spazi destinati alla circolazione stradale», si legge nella sentenza n.34070. In questi casi, anche «un semplice sbandamento del veicolo» va addebitato al proprietario del cane, qualora sia lasciato libero di muoversi senza controllo. Più in generale, la Cassazione ha ricordato che «qualora un incidente stradale sia determinato dalla presenza sulla pubblica via di un animale incustodito che, investito, provochi lo sbandamento di un veicolo, va addebitata al proprietario dell’animale medesimo la responsabilità del fatto per omessa custodia, sia pure, eventualmente, con il concorso di colpa della persona offesa, dove questa non si sia accorta tempestivamente dell’ostacolo prevedibile ed evitabile». Vita dura, quindi, per i padroni, ma ancora più per i loro animali, che saranno costretti a muoversi in un raggio d’azione lungo quanto la corda del loro guinzaglio, dovendo accontentarsi di gironzolare liberamente soltanto negli spazi ad essi espressamente riservati…qualora ve ne fossero.

Francesca Theodosiu