Cinquant’anni di figurine Panini: cosa sopravvive al ricambio generazionale

Alla fin fine spesso è inutile perdersi in speculazioni fine a sé stesse circa l’unità nazionale ed i valori fondanti di questo Paese. Più si sente parlare di idee profonde e di principi e più ci si rende conto che, in fondo, fra le cose che più uniscono gli italiani ci sono quegli accessori dell’esistenza che hanno corrotto il desiderio di molti a convergere verso di sé.

Identità nazionale? – Saremo pure i discendenti di Cavour, di Garibaldi e di Leonardo Da Vinci, ma sono in molti ad emozionarsi più per l’odore di quel piatto di pasta alla matriciana che rievoca piacevoli trascorsi infantili che per un’aria di Puccini. I valori, i principi, le perle artistiche e la storia uniscono sicuramente gli italiani in quanto popolo, ma probabilmente sono molti coloro che arrivano a sentire l’altro come proprio concittadino nel momento in cui ci si rende conto di avere dei ricordi in comune legati ad oggetti o eventi poco fondanti a livello storico, ma che appartengono ad entrambi. Un esempio? Le figurine Panini.

Figurine Panini – Sono cinquant’anni che i ragazzini si divertono a scambiarsi le figurine dei calciatori, a dispetto di una società tecnologicamente sempre più imponente che consentirebbe loro di divertirsi in maniera diversa. L’Italia è piena di uomini e donne che ascoltano l’inno con la mano sul petto e che ricordano con le lacrime agli occhi quei fatti storici che ci hanno formati come popolo, ma è piena anche di genitori che si sono emozionati nel dare poche lire ai figli e nel vedere che quelli le spendevano proprio come avrebbero fatto loro da bambini. Le figurine Panini compiono cinquant’anni, cento in meno di quest’ Italia “metà giardino e metà galera”. Per tutti i nostalgici della questione è stata inaugurata anche una mostra che sarà aperta fino al ventitre ottobre presso il Palazzo Incontro di Roma, e che magari riscuoterà più successo delle varie esposizioni d’arte nostrana.

Martina Cesaretti