Fiat: chiude Irisbus, incertezza su Termini Imerese

Giornata nera, l’ennesima, per i lavoratori degli stabilimenti Fiat.
Infatti mentre Marchionne volava a Detroit per provare a sbloccare le trattative sul contratto di Chrysler con l’organizzazione dei lavoratori USA, Irisbus Italia ha annunciato questa mattina la chiusura dello stabilimento della Valle dell’Ufita, mentre a Termini Imerese oltre mille operai sono scesi in piazza per chiedere certezze sul futuro dello stabilimento e garanzie di occupazione.

Chiude Irisbus, mille lavoratori a casa – “Di fronte all’impossibilità di portare a termine l’unica soluzione individuata che consentiva l’avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale ed industriale per assicurare continuità al sito, l’azienda sarà costretta, suo malgrado, ad avviare le procedure consentite dalla legge per cessare le attività dello stabilimento”.
Fiat si è affidata a questa nota ufficiale per comunicare la volontà di dismettere lo stabilimento che al momento occupa circa 700 operai, da sommare ai 300 che lavorano nelle aziende dell’indotto.
Nella nota Irisbus attribuisce la responsabilità della chiusura al “trend di forte contrazione della domanda” che ha colpito tutto il settore degli autobus urbani nel nostro Paese e ha evidenziato la “scarsità di fondi pubblici, che non consente di mantenere un’offerta competitiva e di proseguire l’attività industriale dello stabilimento di Valle Ufita”.

Quale futuro per Termini Imerese? – La decisione di Irisbus di chiudere il proprio stabilimento è maturata anche in virtù della rinuncia da parte del gruppo dell’imprenditore molisano Di Risio, unico ad oggi interessato a rilevare l’impianto della Valle Ufita e anche uno dei protagonisti della presunta e futura riconversione dello stabilimento di Termini Imerese.
La notizia dell’abbandono del progetto Irisbus non avrà, quindi, certo rassicurato gli oltre mille lavoratori scesi in corteo questa mattina per le strade della cittadina siciliana per chiedere – come spiegato dagli esponenti sindacali di Fim, Fiom e Uilm – “il mantenimento dei livelli occupazionali, dato che nel complesso i piani prevedono occupazione per circa 1500 lavoratori mentre ad attender risposte sono 2100 operai, e poi i tempi e le modalità del passaggio alle nuove imprese”, nonché la garanzia di “ammortizzatori sociali sin dal primo gennaio 2012 visto che l’entrata a regime del piano industriale principale quello della Dr Motor è prevista per il 2016″.

Sindacati e politica: le reazioni – Mentre i loro compagni di lavoro sfilavano a Termini Imerese, gli operai della Irisbus non hanno fatto attendere la loro reazione, barricandosi dentro lo stabilimento e annunciando un’assemblea permanente che andrà avanti giorno e notte, assumendo i contorni di una vera occupazione della fabbrica.
“Speriamo così di ottenere quel vertice decisivo a Roma promesso dal ministro Romani e da Gianni Letta ma del quale ancora non c’è traccia. – ha spiegato Dario Meninno, Rsu della Fiom Cgil – Ora aspettiamo in fabbrica anche i sindaci e il presidente delle Provincia”.

Intanto il Partito Democratico – per bocca della senatrice Teresa Armato – ha chiesto le dimissioni dell’assessore regionale della Campania ai Trasporti Sergio Vetrella.
La Campania ha un assessore regionale con la cattiva abitudine di non presentarsi ai tavoli nazionali. – ha spiegato la senatrice – Potrebbe accadere per l’Alenia, che la Lega vuole portare al Nord, così come è già accaduto per l’azienda irpina Irisbus che la Fiat vuole vendere”.
Duro l’intervento anche della Federazione della Sinistra che, in una nota della responsabile lavoro Roberta Fantozzi, si è detta al fianco “delle lavoratrici e dei lavoratori, a sostegno di tutte le iniziative di lotta che costruiranno” contro la chiusura di uno stabilimento che “fabbrica un prodotto di cui questo paese avrebbe assoluto bisogno.
Autobus che sarebbero necessari a rinnovare un parco macchine che è obsoleto, due volte più vecchio della media europea, e per fare un piano trasporti che garantisca il diritto alla mobilità e migliori la vivibilità delle nostre città”.

Mattia Nesti