Cancro alle ovaie: la cura potrebbe arrivare da un organismo marino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:35

Una svolta nella cura del cancro alle ovaie. La cura del tumore ovarico potrebbe originare dal mare grazie ad un farmaco, la trabectidina, ricavato da un organismo marino, la ectenascidia turbinata, un ibrido tra una spugna e un corallo. I risultati sono stati presentati al Congresso della Società Europea di Ginecologia (Esgo), conclusosi ieri a Milano.

Gli studi e l’efficacia del farmaco. Il principio attivo del farmaco, sintetizzato dall’azienda biotecnologica spagnola PharmaMar, che si occupa di farmaci antitumorali provenienti esclusivamente da organismi marini, è stato accettato sia dall’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) sia da quella italiana (Aifa). Grazie a dei test è stata dimostrata la sua efficacia sul cancro dei tessuti molli e sul cancro ovarico. Un risultato alquanto incoraggiante, tanto da avere risultati positivi anche nel trattamento del carcinoma al pancreas, ricerca che si sta concludendo soprattutto all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi e coordinata da Maurizio D’Incalzi. Inoltre si sta utilizzando lo stesso farmaco per delle sperimentazioni cliniche sul tumore al seno e, in fase 2, sui tumori pediatrici, anche se per ora i risultati più ottimistici vengono dal trattamento di seconda linea del cancro ovarico. Si è osservato, infatti, che nelle pazienti trattate prima con doxorubicina pegilata liposomiale (Dlp) e successivamente con trabectidina più Dlp, aumenta la sopravvivenza di 6 mesi, con il miglioramento della loro qualità di vita. All’Istituto Europeo di Oncologia, inoltre, si sta studiando l’efficacia del trattamento di seconda linea (Dlp seguita da trabectidina) su pazienti con parziale sensibilità al platino, poichè tale fattore provoca una recidiva dopo circa 6-12 mesi. Lo studio ha dimostrato che lo stesso trattamento, seguito da trattamento con platino, ha portato alla riduzione del rischio di morte del 42%. “Questo suggerisce – afferma la ricercatrice – che la terapia di seconda linea con trabectidina e Dlp è in grado di ristabilire in queste pazienti la sensibilità al platino“. Bisognerà, ora, fare il confronto tra le due terapie.

Giusi Taurisano

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