Da New York a Bari, dagli anni ’80 ad oggi: “I don’t give a shit”

“I don’t give a shit” – Da New York a Bari, dagli anni ’80 ad oggi, una sola voce percorre le strade di notte: “I don’t give a shit”. Una frase forte, radicale, estrema; l’icona di un intero modo di pensare, di vedere e di vivere; l’essenza di un’arte che prende piede e macina chilometri di asfalto rincorrendo il bisogno di affermarsi nella pulsante realtà urbana dalla quale prende vita. Tutto questo è il ‘writing’, tutto questo è un writer. I don’t give a shit è un progetto ideato e lanciato da Giuseppe Santoro e l’Associazione Vroots, che si inaugurerà domani 16 settembre, con una speciale mostra di street art dislocata all’interno di un’area abbandonata e degradata alla periferia di Bari.

Gli artisti – Vagoni di treni dipinti e poi ripuliti, depositi recintati con guardianie, severissime multe o persino carcere per chi viene ‘beccato’: questo è il loro mondo e nonostante tutto, il writing non si è fermato ma si è evoluto, dimostrando di esistere e di voler esistere, ovunque. E per la serata di domani, l’Associazione Vroots ha scelto alcuni tra i nomi più noti della scena nazionale e internazionale, tra cui Imos, Lauda, Jake, Soap e Petro.

Vernissage – Le opere sono state realizzate su carrozzerie e pezzi di automobili da rottamare, e verranno esposte in un ambiente unico, all’aperto, per riprodurre una sorta di ghetto newyorkese. Ricordare le origini del writing serve ad avvicinare l’arte urbana alla realtà e l’Associazione Vroots si impegna a fare questo dandovi appuntamento a domani, per un vernissage presso Proprietà Colavecchio (frazione Balsignano), alle 21 in località Modugno (Ba).

Corinna Trione