Il ministro taglia i fondi, a rischio il festival del cinema di Roma

Galan, Festival cinema Roma. Si fa sempre più spinosa la querelle tra il ministro dei beni culturali, il veneto Giancarlo Galan, e il festival del cinema di Roma. Quest’ultimo putroppo issato a vittima sacrificale di una guerra intestina (etnica verrebbe quasi da dire) che ormai sta sconfinando dalla politica in tutti i settori della vita pubblica, cultura compresa. I fatti sono presto detti. Dopo aver dichiarato, in occasione del festival del cinema di Venezia, la necessità di una diversificazione tra le due rassegne cinematografiche più importanti del nostro paese, lasciando a Venezia il concorso e relegando Roma a una sorta di passerella mondana senza più l’appeal di un grande festival internazionale, l’onorevole ministro, si è reso protagonista del clamoroso taglio al finanziamento (260.000 euro) che abitualmente il suo ministero concede alla manifestazione romana.

Reazioni, Zingaretti. Le reazioni, per fortuna ci sentiamo di dire, non si sono fatte attendere. Su tutte citiamo quella del presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, che ha dichiarato: “si tratterebbe dell’ennesima ripicca di questo governo delle destre che detesta e discrimina la Capitale. Bloccare il finanziamento di 260 mila euro al Festival del Cinema a pochi giorni dall’inizio dell’evento è davvero un atto di ostilità”. Al momento la disputa non ha ancora avuto decisivi sviluppi, cosa comunque grave visto che l’apertura del festival è fissata per il prossimo 27 Ottobre, tra l’altro con un’importante anteprima, The Lady, il nuovo film di Luc Besson sulla vita del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi. A chi scrive la questione appare insensata, visto che la natura dei due festival, quello romano e quello veneziano, è già di per sè diversificata e fino ad ora (sono sei anni che le due manifestazioni convivono) non si sono mai creati reali motivi di conflitto artistico. Purtroppo in un paese così ricco di cultura e così incapace a sfruttarla, è ancora difficile far capire alle istituzioni l’importanza anche strategica di questo settore che, al contrario, continua a rimanere terreno di caccia per mezze figure in cerca d’autore o per polemiche politiche che, all’asilo infantile, avrebbero avuto miglior diritto di cittadinanza.

Simone Ranucci