Ocse, salari Italia restano sotto la media. Bce: favorire la flessibilità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37

I salari in Italia sono aumentati dello 0,8% in termini reali nel 2010 dopo essere rimasti del tutto fermi nel 2009, ma restano distanti dalle medie dei principali Paesi. Dal Rapporto Ocse sull’Occupazione si evince che il salario medio in Italia per un dipendente a tempo pieno lo scorso anno è stato di 36.773 dollari a livelli valutari correnti e di 32.657 dollari a parità di potere d’acquisto contro una media Ocse di 48.488 e 43.933 dollari (+0,7%) e una media dell’eurozona di 44 mila dollari. In Germania i salari medi lo scorso anno sono saliti dello 0,2% e sono pari a 43.352 dollari in valori correnti, in Francia sono aumentati dello 0,8% a 46.365 dollari, mentre in Spagna sono diminuiti dello 0,7% a 35mila dollari. In forte calo quelli in Grecia (-6,8% a 29,058 dollari) e in significativa flessione in Gran Bretagna (-2% a 47.645 dollari). Negli Usa, invece, sono saliti invece dello 0,7% a 52.600 dollari.

Bce: favorire la flessibilità. Per il risanamento dei conti pubblici e per le riforme strutturali dei Paesi dell’eurozona le riforme del mercato del lavoro sono un elemento chiave. Occorre “particolare attenzione all’eliminazione delle rigidità e all’attuazione di misure che promuovano la flessibilità salariale“. È la Bce a scriverlo nel Bollettino mensile di settembre, nel quale sostiene che “occorre soprattutto rimuovere i meccanismi di indicizzazione automatica delle retribuzioni e rafforzare gli accordi a livello di impresa, in modo da potere adeguare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle imprese”. Queste misure andrebbero accompagnate da riforme strutturali che incrementino la concorrenza nei mercati dei beni e soprattutto dei servizi, fra le quali “la liberalizzazione degli ordini professionali chiusi, e ove opportuno dalla privatizzazione dei servizi che sono al momento erogati dal settore pubblico, agevolando in tal modo la crescita della produttività e sostenendo la competitività”.

M.N.

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