Elektra apre il 64esimo Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza

Il 64esimo Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza, diretto da Alessandro Gassman, sarà inaugurato da Elektra di Hugo von Hofmannsthal, una produzione del Teatro Stabile del Veneto, con la regia di Carmelo Rifici (che ne ha curato anche la nuova traduzione) e con protagonista Elisabetta Pozzi. Lo spettacolo, una rilettura del dramma di Sofocle scritta agli inizi del Novecento, sarà in scena da giovedì 22 settembre (ore 21) a domenica 25 (inizio ore 18). Sul palco anche Alberto Fasoli, Mariangela Granelli, Massimo Nicolini, Marta Richeldi, Francesca Botti,  Giovanna Mangiù, Silvia Masotti, Chiara Saleri e Lucia Schierano con i costumi creati da Margherita Baldoni e un accompagnamento musicale composto da Daniele D’Angelo.

Ogni regista che si avvicina all’opera del poeta tedesco deve affrontare e riflettere su alcune caratteristiche del testo: la natura al confine tra teatro e poesia, l’ambientazione in una Grecia non aderente a quella descritta da Sofocle e la sua relazione con la musica. Non si può infatti dimenticare che Richard Strauss si ispirò al testo di Hugo von Hofmannsthal nella stesura del libretto dell’omonima opera.
Spiega Carmelo Rifici: “Elektra è un “testo poetico”, non è poesia, non è drammaturgia. In questo si allontana terribilmente dalla tragedia ispiratrice: l’Elettra di Sofocle è scritta in una lingua evocativa ed epica, la pietrosità del linguaggio serve ad avvicinare, mattone dopo mattone, le figure dei fratelli fra loro e loro agli spettatori. La lingua del poeta tedesco non evoca perché strabordante, non è metaforica perché il suo contenente è già il suo contenuto. E’ un linguaggio immaginifico che non deve aprirci ad un mondo sotterraneo perché è già quel mondo. Caso mai la musicalità delle parole (e la musica, elemento imprescindibile) sono la chiave d’accesso all’inferno in cui l’autore vuole condurre lo spettatore. La poesia serve non ad evocare un mondo, ma a rappresentare un luogo connotato dalla sua stessa lingua. (…) La vera ispirazione dell’autore, quindi, non va cercata nella Grecia di Sofocle, ma nell’universo poetico di Shakespeare, Elektra assomiglia molto di più ad Amleto che alla sua omonima classica”. Elektra è quindi chiusa in una prigione, così come la sorella Crisotemide e la madre Clitennestra: le donne non possono uscire dalla loro follia, dai loro problemi, dagli spazi in cui vivono, dalle loro ossessioni e da loro stesse. Il regista spiega inoltre che Hofmannsthal è stato influenzato dagli studi sull’inconscio, sugli studi di Freud e sull’atmosfera che regnava nella Vienna dell’epoca: “La Grecia di Hofmannsthal è quindi un’invenzione onirica del poeta, un incubo ossessivo dell’autore, insomma un sogno. O meglio l’analisi antelitteram dei sogni”, conclude Rifici.

I biglietti per le rappresentazioni di Elektra sono acquistabili al botteghino del Teatro Olimpico dal martedì al sabato dalle 16.00 alle 18.00, online e presso gli sportelli della Banca Popolare.

Beatrice Pagan