Intervista a Fausto Bertinotti: Centrosinistra incapace oggi di un’alternativa

Intervista a Fausto Bertinotti. Dopo aver intervistato Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, è stata la volta ieri dell’ex segretario del Prc Fausto Bertinotti, ospite come Ferrero della festa di Liberazione toscana a Scandicci. Rispondendo ai microfoni di Newnotizie, l’ex presidente della Camera ha toccato temi assai caldi, dal futuro della Sinistra italiana alla possibile uscita da crisi e berlusconismo.

Stasera è ospite della festa di quello che è stato per anni e anni il suo partito. Come si sente tra queste bandiere e in mezzo a questa gente?

Tra compagni: i dissensi che ci sono stati e che ci possono essere sulla linea politica non cambiano un’appartenenza a un mondo che è una comunità di donne e di uomini che hanno fatto tante cose insieme e che hanno la possibilità di continuare a chiamarsi compagni. Compagni fra compagni.

Lei crede che ci possa essere, nell’immediato futuro, la possibilità di un riavvicinamento tra Rifondazione e chi, invece, come Nichi Vendola ha scelto una nuova casa?

Io penso a una cosa proprio diversa. Io penso che in tutta Europa il problema sia ormai quello di far rinascere la Sinistra, che nessuno può farcela da solo e che il problema, in Italia ma non solo, sia proprio quello di ricostruire una forma di organizzazione della politica in cui ci possano stare tutte e tutti quelli che pensano che un’Europa così è un’Europa intollerabile. Quindi bisogna ricostruire democrazia, politica, uguaglianza in un’Europa che è diventata invivibile.

C’è un modo per uscire da questa crisi economica?

Io credo che bisogni puntare i piedi. Penso che da questa crisi non se ne esce se non cominciando a dire di no, no alla parità di bilancio e no all’imposizione che da un’Europa oligarchica precipita su tutti i popoli. Questa politica, nel suo insieme, è una politica che deve essere rifiutata per cominciarne un’altra. E’ inutile fare tanti piccoli discorsi programmatici, che sono sì importanti ma per poterli attivare bisogna prendere forza da quell’area di rivolta che sta circolando nel Mediterraneo e in Europa.

E per uscire dal berlusconismo?

Berlusconi è indubbiamente finito, così come la sua storia politica. Il berlusconismo è una questione molto più profonda e molto più complessa. Io vedo all’orizzonte una cosa, però, che mi inquieta: vedo una politica strutturalmente moderata e antioperaia realizzata da un vastissimo centro, che in qualche modo eredita la destra berlusconiana ormai in crisi palese e interloquisce con un centrosinistra che non vedo oggi capace di un’alternativa.

 

Intervista esclusiva a cura di Raffaele Emiliano.

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