Berlusconi, prima il piacere poi il dovere: Primo ministro a tempo perso

Quasi a voler dare concretizzazione reale, assumendosi così l’onere che spetta a un capo di Governo, la metafora secondo cui in Italia tutto sta andando a put***, Silvio Berlusconi continua ad arrivare sulle prime giornali per i contenuti delle intercettazioni telefoniche che lo ritraggono al centro di quello che probabilmente è il suo principale interesse: il sesso a pagamento.
Dall’inchiesta di Bari, in cui si indaga sui rapporti intrattenuti dal Presidente del Consiglio con l’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini, oggi agli arresti perché accusato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione oltre che di estorsione ai danni dello stesso Berlusconi, continuano a venire fuori contenuti che oltre a rendere evidenti le ipotesi di reato – se si considera che l’imprenditore si era calato nella parte di procacciatore di giovani fanciulle solo per ottenere in cambio “incarichi istituzionali e allacciare rapporti di tipo affartistico” – minano alla base quella parvenza di credibilità che, oggi, il Premier pare poter ancora detenere.

L’hobby di B. – Se le orecchie e gli occhi degli italiani sono vicini all’assuefazione davanti alle esternazioni di un settantatreenne, che si compiace di potersi vantare di essere un latin lover a furia di sborsare fiumi di denaro, tutt’altro effetto probabilmente farà la lettura di intercettazioni in cui Berlusconi dichiara di fare il presidente del Consiglio come passatempo.
Cosa penseranno gli italiani, costretti ad affrontare la crisi e la tanto discussa manovra finanziaria, nel sapere che non troppo tempo fa – e i fatti a questi succedutisi, si pensi al Ruby-gate, non portano a considerare probabile una presa di coscienza da parte del Premier – Berlusconi, a una delle tante ragazze che accettavano di passare con lui le serate, confidava baldanzoso: “Io a tempo perso faccio il primo ministro e me ne succedono di tutti i colori”?.
La sensazione è che molti potrebbero pensare che a perdere tempo non sia stato solo il Cavaliere. Tempo giunto ormai agli sgoccioli.

Giorgio Piccitto