Libia, seimila ribelli a Sirte. Portavoce Gheddafi: Lealisti pronti a combattere per mesi

A che punto è la guerra in Libia? Come in qualsiasi scenario di guerra, avanzare commenti e previsioni sul rapporto di forza tra i contendenti – e di conseguenza anche sugli sviluppi futuri, specialmente in termini di durata, del conflitto – è un esercizio che inevitabilmente risente della prospettiva da cui si guarda alla realtà.
Se a sentire i ribelli – da notare come lo stesso vocabolario utilizzato per descrivere i protagonisti sia influenzato da una, più o meno inconscia, presa di posizione a priori, figlia il più delle volte del presupposto secondo cui lo status quo coincida con il punto di riferimento da cui far partire le valutazioni – la fine del regime di Muammar Gheddafi è sempre più vicina e a dimostrarlo sarebbero i seimila combattenti che il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) ha dichiarato di aver mobilitato nella città di Sirte, diverso è il pensiero dei cosiddetti lealisti, ovvero le persone vicine al rais.

Civili uccisi – Stando a quanto dichiarato all’agenzia Reuters da Moussa Ibrahim, il portavoce di Gheddafi, le forze della Nato, che agiscono nel conflitto tramite missioni aeree, avrebbero causato la morte di più di trecentocinquanta civili.
Ibrahim, inoltre, ha assicurato che le truppe fedeli al colonnello hanno armi e munizioni sufficienti per combattere ancora per mesi.
Di altro avviso il segretario generale dell’Alleanza atlantica Anders Fogh Rasmussen che ha detto: “Ritengo di trovarci in una fase finale dell’operazione ma fino a quando le forze leali a Gheddafi saranno militarmente attive, continueranno le operazioni”.

Simone Olivelli