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‘Mistero’ sul caso di Avetrana: quando il troppo storpia

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‘Mistero’ sul caso di Avetrana – Ci hanno provato tutti a fare audience, parlandone per mesi, entrando in campi non adeguati ad una trasmissione televisiva, in settori non confacenti alle competenze di un presentatore, toccando argomenti inappropriati, sollevando questioni mediatiche che hanno portato solo confusione in un caso di per sé già difficile. Adesso, dopo i ridicoli plastici di ‘Porta a Porta’, la tv torna all’assalto e in una trasmissione come ‘Mistero’ sentiamo parlare, ancora una volta, del tragico caso di Avetrana. Come se non bastasse.

Fatti all’apparenza inspiegabili – C’è da domandarsi che senso abbia parlare di una cosa del genere in un programma di questo tipo. Già il fatto che Roberta Bruzzone (criminologa che si è occupata nei mesi scorsi principalmente del caso di Sarah Scazzi) sia entrata a far parte della squadra di ‘Mistero’ lascia un po’ a desiderare. Ma che si debba cadere così in basso no, non è accettabile. D’altra parte la trasmissione non dovrebbe trattare di eventi che non si riescono a comprendere e fenomeni al confine del soprannaturale?

Quando il troppo storpia – Trattasi fondamentalmente di una questione di rispetto: che ancora si parli di Sarah Scazzi è comprensibile, data l’abominio del caso e l’assurdità delle indagini che ancora stentano a concludersi. Ma portare ancora questa storia in televisione non è corretto. Non lo è per chi ne soffre e non lo è neppure per chi ci lavora su. Con tutte le ‘preziose’ opinioni che ci hanno regalato, domandatevi cos’è cambiato dopo un anno.

C. T.