Banche: Ue pensa a nuovi stress test

“Quelli estivi non rappresentato la situazione reale”.
Così i funzionari di Bruxelles hanno presentato all’ultimo Ecofin, quello polacco, il loro documento per la revisione degli istituti di credito. Per l’Ue se i risultati degli stress test di luglio non sono riusciti a tranquillizzare i mercati è semplicemente perché rappresentano uno scenario obsoleto, fuori dalla realtà dei fatti.

Manca il rischio reale. I risultati di luglio non rifletterebbero la realtà dei fatti perché le rilevazioni completate a ridosso dell’estate non sconterebbero del tutto la crisi del debito sovrano.
“Nell’ultima sessione – si legge sul Wall Street Journal – si pensava che il debito sovrano fosse sotto controllo, invece gli eventi più recenti stanno dimostrando proprio il contrario. I test non sono stati severi a sufficienza. Non vanno bene”. Non a caso, alle banche, le più esposte verso i titoli di stato, veniva chiesto di calcolare accantonamenti relativamente modesti per le potenziali perdite, senza tener conto, dunque, del loro trend negativo. Un solo esempio su tutti: al momento della pubblicazione dei risultati, il decennale greco veniva scambiato ad appena 50 centesimi di euro.  
“In questo modo – continua il documento – i test di mercato non hanno rivelato quello che veramente c’è nei bilanci delle banche. Quello che può essere il rischio reale”. Gli istituti di credito sono, in realtà, i più esposti verso i debiti sovrani, anche quelli più vicini al default, ma per come sono stati fatti i test i bond governativi nel loro portafoglio quasi non vengono stimati.  

Gli obiettivi Ue. L’Ue vorrebbe ridurre il numero di banche sotto osservazione, oggi 90, in modo da effettuare controlli più approfonditi. Esattamente l’opposto, in realtà, di quello che vorrebbero i governi nazionali. Con la consapevolezza che “nonostante la situazione difficile dei mercati – conclude il documento Ue presentato all’Ecofin – la credibilità delle procedure di garanzia, pubbliche e private, non è stata ancora testata. E non abbiamo ancora assistito alla piena reazione dei mercati”.

M.N.