Caso Tarantini: l’inchiesta passa a Roma

La presunta estorsione perpetuata da Giampaolo Tarantini e Valter Lavitola ai danni di Silvio Berlusconi non è più questione nelle mani dei pm di Napoli. A stabilirlo è stata oggi Amelia Primavera, gip della Procura partenopea, che ha certificato l’incompetenza territoriale in merito alla vicenda e ha di fatto passato il testimone alla Procura di Roma. Grande soddisfazione è stata espressa dal legale del premier, Niccolò Ghedini, che oggi a Napoli è stato ascoltato dai giudici in qualità di teste.

L’inchiesta passa a Roma – La Procura di Napoli non si occuperà più dell’inchiesta sulla presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. “In ordine al reato di estorsione – si legge nel documento vergato dal gip di Napoli, Amelia Primavera – la competenza è dell’autorità giudiziaria di Roma. La stessa vittima del reato ha confermato di aver corrisposto le somme di denaro sempre a Roma, traendole da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli. Dichiarazioni credibili con riferimento al luogo della dazione del denaro oggetto dell’attività estorsiva ipotizzata”.

La soddisfazione di Ghedini – Parole con cui la Primavera ha di fatto consegnato le redini del pruriginosissimo procedimento ai colleghi capitolini, con grande soddisfazione dei difensori del premier. “Avevamo presentato una memoria alla Procura di Napoli per chiedere che la competenza fosse trasferita a Roma – ha detto Niccolò Ghedini – Ora vediamo che il gip prende questa decisione, tra l’altro ritenendo credibili le dichiarazioni del presidente Berlusconi contenute nella memoria. Se i pm di Roma riterranno di voler sentire il presidente, ovviamente – ha precisato l’avvocato – è a disposizione“.

I consigli di Gianni e Niccolò – E lo stesso Ghedini, che è stato ascoltato oggi come testimone  sul caso Tarantini, ha fornito nuovi “gustosi” dettagli su Valter Lavitola. Al centro del racconto riferito ai togati campani, la richiesta del direttore dell’Avanti di candidarsi alle elezioni del 2008, a cui Ghedini si oppose fermamente inimicandosi il presunto estorsore del Cavaliere. “Io – ha riferito il legale – avevo consigliato, sia io sia il dottor Letta in maniera ancor più vivace di me, il presidente Berlusconi di non frequentare questo signor Lavitola, che sarà una persona simpaticissima, piacevolissima, ma che non ci entusiasmava per ciò che veniva prospettato”.

Lavitola e il bastone su Ghedini – “E il presidente Berlusconi, che è uomo così generoso, generoso di sé – ha continuato Ghedini – dopo che il signor Lavitola non fu messo nelle liste elettorali, gli spiegò che ciò era dovuto anche al fatto che sia io sia il dottor Letta avevamo dato un nettissimo parere negativo. Ciò provocò in lui una reazione non particolarmente piacevole, tanto che andò in ufficio dal presidente e, parlando con Marinella (Brambilla, segretaria del premier, ndr), e dicendo e facendo delle minacce di tipo fisico. Io posso mai frequentare uno come Lavitola che mi viene a fare minacce a me di tipo fisico? – ha affermato Ghedini durante l’interrogatorio – Io mi sono limitato a esprimere un parere e adesso dice di volermi bastonare fisicamente, tant’è che se lo domandate a Marinella – ha concluso il legale del premier rivolgendosi ai giudici – se lo ricorda perfettamente questo episodio”.

Maria Saporito