Declassata l’Italia: colpa del Governo, che accusa i giornali

Alla fine la doccia fredda è arrivata. Dopo aver rimandato per giorni la pubblicazione del giudizio sulla stabilità economica del nostro Paese, l’agenzia economica Standard and Poor’s ha declassato questa notte il rating italiano da A+ ad A.
Una scelta motivata dalla “fragilità della coalizione di governo che limita la capacità di risposta dello Stato” ed è ritenuta non in grado di affrontare una crisi economica e finanziaria che potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi, e dalle “prospettive per una crescita economica che si va indebolendo“; stagnazione confermata, tra l’altro, anche dagli ultimi dati sul Pil 2011, con una previsione dell’Ocse rivista al ribasso ad un +0,5%.

Paura per i mercati e la stabilità dell’Euro – La decisione di S&P, imprevedibile fino a ieri, potrebbe scatenare un terremoto di insicurezza sui mercati europei, che si troveranno per la prima volta a fare i conti con il declassamento di un’economia portante dell’area Euro (la terza, dopo Germania e Francia).
Per di più la scure dell’agenzia di rating americana si è abbattuta sull’Italia all’indomani di un giornata nera per l’Europa, con la pubblicazione dei dati sulla Grecia – immersa sempre di più in una crisi senza sbocchi e pronta ad adottare misure di austerity che aggraveranno ancora di più la recessione dell’economia ellenica – e l’intervento della cancelliera tedesca Angela Merkel, dettasi preoccupata per la tenuta dell’Euro, sempre più fragile di fronte alla crisi.

Colpa di Bossi? Per il PdL colpa dei giornali – A dare il colpo di grazia alla credibilità internazionale del nostro Paese – come suggerito dall’edizione online de “Il Sole 24 Ore” – sarebbero state le dichiarazioni di Bossi, numero due del Governo in carica, sulla secessione come soluzione alla crisi; Standard and Poor’s, quindi, avrebbe “alzato la posta in gioco, certificando in modo ufficiale le reazioni a una situazione politica difficile da parte degli operatori”.
Tutta colpa dei giornali, invece, per il Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano.
“Si vede – ha spiegato l’esponente PdL intervenendo questa mattina ad Omnibus, su La7 – che Standard & Poor’s negli ultimi giorni ha letto i giornali italiani e ha agito con superficialità”.

Gli avvisi del PD e i sogni di larghe intese – Il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani era intervenuto ieri sera – con un tono quasi premonitore – evidenziando i rischi conseguenti alla scarsa credibilità internazionale del nostro Paese.
“Il problema principale è staccare la spina al governo; – aveva detto il leader dei democratici, intervenendo ad un convegno del partito – siamo di fronte all’esigenza cruciale di un cambio di governo, ‘ad horas’. Andare avanti così ci mette davanti ad una situazione pericolosa”.

Pericolo che si è concretizzato stanotte con il declassamento del nostro Paese, ma che – per Standard and Poor’s – non può far dormire sogni tranquilli all’opposizione, colpevole, secondo le motivazioni fornite dall’agenzia, di favorire “divisioni all’interno del Parlamento che continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne”.
D’altronde non è una novità che la finanza internazionale – di cui S&P è degna rappresentante – sogni da tempo anche per l’Italia un Parlamento pacificato di larghe intese, pronto a sostenere un Governo tecnico che, agli ordini di Bruxelles e Washington, impartisca all’Italia una “cura greca”.
Una cura a base di recessione e massacro sociale.

Mattia Nesti