Moccia prepara il suo nuovo film. Sarà sorprendente.

Federico Moccia, nuovo film. Federico Moccia ha annunciato che nei primi mesi del 2012 inizierà le riprese del suo nuovo film. Si tratta di un adattamento dal suo ultimo romanzo L’uomo che non voleva amare (Rizzoli). Lo scrittore romano non si è voluto ancora sbilanciare sui dettagli della pellicola, dicendo di dover ancora completare la sceneggiatura. Ha però ammesso che si tratterà di un progetto completamente diverso dai precedenti, e che parte delle riprese saranno girate all’estero. L’uomo che non voleva amare sarebbe la quarta pellicola che Moccia trae da un suo romanzo. I precedenti sono: Scusa se ti chiamo amore, a cui è seguito Scusa ma ti voglio sposare, sempre con protagonisti Raul Bova e Michela Quattrociocche, e in mezzo ai due Amore 14. Le pellicole fin qui girate presentavano sempre le stesse tematiche di amori adolescenziali, o in subordine di amori tra adolescenti e adulti, come nel caso del dittico con Raul Bova, tematiche che sono al centro anche dei due lavori non firmati direttamente dall’autore ma che comunque sono tratti da sue opere. Parliamo naturalmente di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di Te, pellicole che hanno lanciato un attore oggi richiestissimo come Riccardo Scamarcio.

L’uomo che non voleva amare. L’uomo che non voleva amare ha rappresentato una svolta nella produzione del Moccia narratore. Infatti in questo libro i toni sono decisamente più aspri, con forti venature di noir. Moccia l’ha considerata la sua prova più matura, rivolgendosi a quel pubblico che, adolescente ai tempi di Tre metri sopra il cielo, è cresciuto consumando le sue storie velate di romanticismo. Al centro della vicenda c’è infatti l’amour fou tra il fascinoso Tancredi e la pianista Sofia che ha rinunciato alla sua carriera per un voto d’amore. Ancora non si conosce il cast della pellicola, così come difficilmente possiamo prevedere se questa svolta adulta, di un narratore giovanilista per vocazione oltre che convenienza, riuscirà a conferirgli. quella patente autoriale che la critica gli ha fino ad ora tenacemente negato. Compito arduo, questo è certo, ma si sa, prima o poi tocca a tutti abbandonare le sicurezze spietate dell‘adolescenza per gettarsi senza rete in un mondo a volte torbido, a volte semplicemente adulto.

Simone Ranucci