Stati Uniti, nella notte sarà giustiziato Troy Davis: dubbi sulla sua colpevolezza

Lo Stato che si ritiene guida morale dell’intero pianeta, la nazione che si prodiga nelle esportazioni di democrazia, salvo poi far sorgere dubbi riguardo i reali interessi che stanno dietro a guerre mascherate da missioni di pace, tornerà a uccidere per legge.
Negli Stati Uniti, nello stato della Georgia, alle ore 19 locali (in Italia sarà notte, ndr), verrà giustiziato Troy Davis, quarantaduenne dichiarato colpevole dell’omicidio del poliziotto Mark MacPhail. Era il 1989 e Davis all’epoca aveva diciannove anni.
Nel corso degli ultimi due decenni, le indagini e il processo a suo carico hanno portato a una condanna alla pena capitale, che però ha gettato ombre sulla chiarezza dell’inchiesta.
A poche ora dalla sua esecuzione, non sono pochi coloro che ritengono non certa la colpevolezza dell’uomo.

Ritrattazioni – A dar credito alle posizioni di chi sostiene che oggi verrà effettuata un’ingiustizia – non solo da un punto di vista teorico e morale, ma anche da uno prettamente giuridico – vi sono le numerose ritrattazioni che negli ultimi anni hanno visto protagonisti quei testimoni che dovevano consolidare le accuse contro Davis.
Per il quarantaduenne, però, le speranze che la pena venga sospesa sono ridotte a lumicino: anche il ‘Board of Pardon and Paroles‘ ha detto di no alla grazia e, come se non bastasse, l’ordinamento giuridico della Georgia non prevede la possibilità che il Governatore dello stato impedisca l’esecuzione.
A chiedere la sospensione della pena per Davis, o almeno l’inizio di un nuovo processo, nel recente passato, sono stati personaggi del calibro di papa Benedetto XVI, l’ex presidente Jimmy Carter, l’arcivescovo Desmond Tutu; mentre organizzazioni come Amnesty international, New Order National o Human Rights hanno seguito l’evolversi della vicenda, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica.
Probabilmente Davis verrà ucciso, e ciò accadrà, paradossalmente, pochi giorni dopo la sospensione della pena di morte a carico di Duane Buck: in quella circostanza, nonostante la colpevolezza di quest’ultimo appaia più evidente di quella di Davis, lo stato del Texas ha deciso di interrompere l’esecuzione perché il processo a carico del detenuto di colore sarebbe stato viziato da pregiudizi razziali.

S. O.