Salvo per tre voti, Berlusconi preoccupato

Sono lontani i bei tempi degli Scilipoti. Se il 14 dicembre scorso Berlusconi incassava – con 316 voti a favore – l’ennesima fiducia alla Camera, ribaltando il tentato “ribaltone” di Gianfranco Fini, questo pomeriggio, presente in aula per assistere al voto sulla richiesta di arresto dell’ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese, avrà capito di averla scampata per un soffio, leggendo sul tabellone i voti contrari fermarsi a 312, a fronte di 306 favorevoli all’arresto, ben sette voti in più rispetto ai 299 deputati presenti fra le file dell’opposizione.
L’attuale maggioranza – da consumarsi preferibilmente entro gennaio, come fatto intendere da Bossi che ha esplicitato l’intenzione di chiudere con un anno di anticipo l’esperienza di Governo – traballa, quindi, sempre di più; prossimo appuntamento a rischio fissato per mercoledì 28 settembre, quando la Camera sarà chiamata a esprimersi in merito alla mozione di sfiducia presentata contro l’attuale ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano.

Il PdL contro Tremonti – Nei banchi del Governo è risaltata l’assenza del ministro del Tesoro Giulio Tremonti, deciso evidentemente a non assistere ad un’imbarazzante sessione che ha visto al centro della discussione i guai giudiziari – e di rilevanza politico-morale non secondaria – del suo ex braccio destro.
Una decisione poco apprezzata dai colleghi di partito del Popolo delle Libertà, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione per riaprire il “tiro al Tremonti”, come fatto già ad agosto quando le forzature compiute sul testo della manovra finanziaria avevano finito per isolare il ministro.
“Il giudizio sul Tremonti ministro l’ho già espresso, – ha commentato il deputato PdL Guido Crosetto – ora aggiungo quello sul Tremonti uomo: la sua assenza di oggi è un forte indicatore del valore dell’uomo“.
“Tremonti mi ha deluso, – avrebbe commentato, come riportato da “Repubblica”, lo stesso Milanese a margine del voto parlamentare – oggi non doveva mancare, sono nauseato”.

Maggioranza al capolinea – In attesa dei prossimi appuntamenti parlamentari, appare comunque con sempre maggiore chiarezza come si restringano le prospettiva del Governo e di una maggioranza, che va sgretolandosi inesorabilmente sotto i colpi della crisi.
Se, infatti, fino al 14 dicembre 2010 Silvio Berlusconi era riuscito a tenere ben salde nelle sue mani le redini del Parlamento, l’urgenza di rimettere in moto i lavori della Camera – che di fatto viveva da mesi nel più totale immobilismo – ha fatto emergere tutti i limiti della maggioranza, come dimostrato in ultimo dalla discussione sugli spazi verdi urbani di due giorni fa, che ha visto il Governo battuto per ben cinque volte.
E così schiacciato fra la volontà dei poteri forti (espressa per bocca della Marcegaglia e ripresa del Capo dello Stato Napolitano) di archiviare Berlusconi per recuperare un pò di quella credibilità internazionale indispensabile per allentare la morsa della speculazione sui mercati finanziari, e la paura della Lega Nord di mettere ancora la faccia su provvedimenti impopolari dettati dall’UE o, in un futuro disastroso, dal Fondo Monetario Internazionale, difficilmente si può pensare che il Governo possa superare indenne questo inverno.

Mattia Nesti