Melania, i pm ci ripensano: Nessun complice per Parolisi. Possibile?

Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno accusato di aver ucciso, lo scorso 18 aprile a Ripe di Civitella (Te), la moglie Melania Rea, potrebbe aver fatto tutto da sé, senza l’aiuto di complici. E l’agire solitario dell’uomo, che, oltre a passare le proprie giornate in carcere da due mesi a questa parte, rimane l’unico indagato, avrebbe riguardato anche le azioni di depistaggio attuate diverse ore dopo all’assassinio.
L’indiscrezione, divulgata dalla testata Il Centro, farebbe riferimento agli sviluppi delle indagini seguiti all’interrogatorio a cui negli scorsi giorni è stato sottoposto Raffaele Paciolla, la guardia carceraria, amica di Parolisi, che accompagnò il caporalmaggiore nelle prime ricerche subito dopo la scomparsa della donna. Sparizione che, come si ricorderà, il presunto uxoricida colloca a Colle San Marco, località ascolana distante circa quindici chilometri dal luogo in cui poi, il 20 aprile, venne ritrovato il cadavere martoriato di Melania.

Buchi – In particolare, stando sempre alle indiscrezioni trapelate dal quotidiano marchigiano, sarebbe al vaglio la fascia oraria che va dalle ore 18 alle 19 del giorno 18 aprile: in quell’arco temporale Parolisi sarebbe sparito da Colle San Marco e, secondo chi indaga, l’avrebbe fatto per ritornare sul luogo del delitto e attuare il depistaggio: una svastica sulla coscia della moglie e una siringa conficcata nel petto.
Certo, se le cose stessero così, Parolisi avrebbe mostrato una lucidità e un coraggio successivamente perso: un uomo capace di tornare sul luogo dove ha appena ucciso la moglie, sarebbe così ingenuo di farsi beccare in contraddizione anche nelle circostanze più banali, come quelle rappresentate dal tentativo di nascondere il cellulare per strada o dal confermare di conoscere il punto esatto, dove fu ritrovato il cadavere, grazie alla visione di foto mai scattate?

S. O.