30 artisti, 60 opere e alcuni inediti per la collettiva “Indian highway”

“Indian highway” – Boom economico, sviluppo tecnologico, trasformazioni sociali, confronto e scontro tra civiltà millenaria e società postmoderna che si ritrovano a convivere come campagna e città, identità e sembianza: tutto questo è racchiuso nell’incredibile e monumentale mostra Indian highway, in questi giorni in scena al Maxxi di Roma. Grazie all’impegno e al lavoro di di Julia Peyton-Jones, Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran e Giulia Ferracci, la grande collettiva itinerante è arrivata qui da noi direttamente da Londra, dove è stata esposta per la prima volta nel 2009, alla Serpentine Gallery.

30 artisti per 60 opere – Il titolo emblematico è una metafora della corsa del Paese verso un futuro che sempre più lo allontana dalle proprie radici e sempre più lo avvicina ad un avveniristico momento di progresso. 30 artisti, 60 opere e alcuni inediti raccontano questo percorso, attraverso sguardi acuti e disincantati. “Come nel caso dell’autostrada- spiega Anna Mattirolo, Direttore Maxxi Arte-: da elemento di connessione tra i flussi migratori che si spostano dalla periferia alla città, essa testimonia la crescente centralità mondiale della civiltà indiana”.

La mostra – La mostra puo’ essere idealmente divise in tre macroaree: “Identita’ e storia dell’India”, che indaga temi politici, sociali e religiosi; “Metropoli Deflagranti”, sui temi dell’espansione e del caos urbano; “Tradizione contemporanea”, che rielabora antiche forme espressive della cultura indiana.  Al Maxxi resterà fino al 29 gennaio 2012, per concludersi a Nuova Delhi nel 2013. In ogni tappa, la mostra assumerà una particolare fisionomia, con opere pensate ed esposte appositamente per l’occasione.

C. T.