Il “Cristo Portacroce” del Romanino rimane in Florida

Il “Cristo Portacroce Trascinato da un Manigoldo” del Romanino è al centro di una controversia internazionale sui saccheggi effettuati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Prestata dalla Pinacoteca di Brera al Mary Brogan Museum of Art and Science in Florida per l’esposizione “Baroque Painting in Lombardy from the Pinacoteca di Brera”, la tela, alla fine della retrospettiva, non è rientrata a Milano insieme alle altre opere ma è rimasta in America in attesa di una soluzione del caso. Il procuratore degli Stati Uniti Pamela Marsh ha, infatti, comunicato il 21 luglio scorso a Chucha Barber, la direttrice del Brogan Museum, del sospetto che il dipinto possa far parte delle opere d’arte che il governo filo-nazista di Vichy ha sequestrato alla famiglia ebrea Gentili e poi venduto durante la guerra. Il dipinto potrà, dunque, ritornare in Italia solo a controversia risolta. I discendenti di Giuseppe Gentili hanno  intrapreso un’azione legale per rintracciare le opere perdute durante l’occupazione nazista e per tentare di rientrarne in possesso. Già nel 1999 il Louvre ha dovuto restituire alla famiglia Gentili cinque dipinti che erano stati venduti all’asta nello stesso periodo di quello in mostra al Brogan Museum.

Grande successo per l’esposizione – «La mostra dove il Romanino era esposto fino a qualche giorno fa – ha spiegato Chucha Barber – ha avuto un grande successo in Florida. Circa 23 mila persone hanno, infatti, visitato gli spazi espositivi dove erano esposte opere d’arte di valore inestimabile risalenti al periodo tra il 16esimo secolo e la fine del 18esimo, un’epoca della storia dell’arte italiana che per molti anni era stata trascurata dai musei statunitensi e che gli americani stanno iniziando a conoscere». «Il Brogan Museum, il suo personale ed il suo consiglio di amministrazione – ha dichiarato Dave Mica, presidente del Board of Trustees del Brogan Museum – stanno cooperando attivamente con l’ufficio legale del governo statunitense, con il governo e con i nostri collaboratori in Italia per risolvere questa situazione nel modo più appropriato. Nel frattempo l’opera continuerà a rimanere in esposizione nelle nostre sale in attesa della soluzione del caso».

Valentina De Simone