Matrix: cosa vuol dire “fare il genitore”

Matrix: fare i genitori – “Con tutta la mia forza, aspetto tra le braccia la mia bambina“. “Padre italiano finito in carcere in Svezia per aver tirato i capelli al figlio durante una sgridata per strada”. “Per i figli ci vuole amore e timore“. Il Tribunale dei Minori di Torino ha deciso di dichiarare adottabile una bambina di 16 mesi nata da genitori di 57 e di 70 anni, giudicati “inadatti” a prendersi cura della piccola. Dov’è la verità? Dov’è la giustizia? Cosa serve per fare i genitori? Ieri a Matrix si è discusso della “sentenza choc”.

Gabriella e Luigi Deambrosis e Viola – Era il 26 Maggio 2010 quando è nata Viola: dal 1990 la coppia cercava di avere un figlio, sia con l’adozione (sempre negata) sia con i 10 tentativi (falliti) di fecondazione assistita. Ad oggi però la decisione del Tribunale, anche se troppe volte sintetizzata in un “sono troppo anziani”, è basata su almeno 3 ragioni: un episodio di presunto abbandono di minore, l’età avanzata dei coniugi Deambrosis e il loro presunto delirio di onnipotenza nel voler a tutti i costi un figlio perseguito con l’accanimento di una fissazione. “Ma le modalità con cui Viola ci è stata portata via sono improprie e disumane: ce l’hanno rubata”.

L’amore non ha età – “Noi siamo i genitori della bambina e la amiamo”. Se da un lato Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori di Roma, ha sottolineato più volte la “sindrome di onnipotenza che ha spinto i Deambrosis ad un atteggiamento egoistico ed irresponsabile”, dall’altro la docente di Psicologia clinica, Maria Malucelli, ritiene che “una creatura che viene messa al mondo, a prescindere dalla valutazione legale e psicologica, ha il diritto di essere seguita dai suoi genitori”. A farle da eco, Claudio Tesauro, presidente di “Save the children”: “E’ giusto che lo Stato intervenga in situazioni di rischio ma, entrando nel caso specifico, c’è da chiedersi se non sarebbe stato meglio un periodo di osservazione, dato che lo Stato deve facilitare un rapporto di genitorialità positiva offrendo ai genitori gli strumenti che mancano per esprimere questo rapporto. Forse si poteva scegliere una strada diversa“.

Corinna Trione