Recensione: Carnage

Carnage,Polansky. Carnage, il nuovo film di Roman Polansky è un bel film. Non un film perfetto come ha scritto qualcuno, ma certamente un bel film. Cosa c’è che non va? Direi che il problema di fondo, problema veniale intendiamoci, ma pur sempre problema è nell’idea che sta alla base del progetto. Mi spiego meglio. Carnage è l’adattamento per il cinema di un testo teatrale scritto da Yasmina Reza (che firma la sceneggiatura insieme allo stesso Polansky) intitolato il Dio del Massacro (o della Carneficina a secondo della traduzione). Il testo in questione si sviluppa tutto all’interno delle quattro mura di un appartamento (nel film quello della famiglia Longstreet) con soli quattro personaggi, praticamente in tempo reale. Insomma le aristoteliche unità di tempo, luogo e azione che sono alla base di ogni perfetta tragedia. Ecco appunto, Carnage sarebbe (o forse è) una perfetta tragedia da camera, che a teatro regge perfettamente ma trasportata al cinema qua e là fa accusa problemi di fiato. Fuori dalla metafora sportiva, qua e là arranca, nonostante l’apprezzabile impegno di Polansky nel rendere il tutto il più cinematografico possibile, grazie sopratutto a un montaggio serrato e a piani d’insieme perfettamente modulati coi primi piani, in un alternarsi continuo  individuo/gruppo che favorisce lo sviluppo e la comprensione della storia.

Trama. Il film si apre con un gruppo di bambini ripresi in campo lungo (non è su di loro che si poserà l’occhio vouyeristico della macchina da presa). A un certo punto uno di loro colpisce un suo compagno con un bastone. Potrebbe essere l’inzio di uno scatenato film sull’infanzia e invece è il solo il prologo di quello che sarà il vero confronto, suppostamente civile, tra gli adulti. Infatti i genitori dei due ragazzini protagonisti della lite si sono dati convegno per risolvere la bega da persone adulte e mature. Eccoli allora che li cogliamo in medias res mentre stanno scrivendo una lettera in cui ricostruiscono l’accaduto. Ci sono i Logstreet (Penelope e Micheal) che sono i padroni di casa oltre che i genitori della vittima, e i Cowan (Alan e Nancy) che sono arrivati fin lì per scusarsi del comportamento inaccettabile del loro pargolo. All’inizio tutto sembra filar liscio a parte qualche leggera frizione su un termine (armato) da utilizzare o meno. Ma già da qui si intuisce il velo d’ipocrisia borghese (o piccolo borghese) che è addensato dietro la facciata patinata dei sorrisi e dei convenevoli. Di lì a poco infatti uscirà fuori la vera natura di ognuno di loro, in un gioco al massacro che in fondo altro non è che un gioco alla sincerità, al mostrare la parte più vera di noi stessi, che è anche quella più antisociale, o per dirla con una battuta del film “da stronzo figlio di puttana”. Carnage è un film in cui si sorride molto, e mentre lo si fa ci si immerge in dinamiche sempre più tristi. E’ il film che solo un pessimista cosmico come Palansky, con la sua ironia tagliente e nichilista, poteva fare. A dargli una mano non da poco 4 attori superlativi. Jodi Foster e Kate Winslet danno prova di saper rompere gli argini e stare perfettamente nelle maglie larghe di una recitazione sopra le righe. John C. Reilly e Christoph Waltz sono una coppia comica che sembra rodatissima anche se questa è la prima volta che lavorano assieme. In particolare l’attore austriaco lanciato da Tarantino dà prova di un talento magistrale in una performance divertita e divertente che alla fine ci ha seriamente fatto innamorare del suo personaggio. Il più disgustoso forse.

Giudizio finale: ***1/2

Simone Ranucci.