Romano: ”La sfiducia non ci sarà”

La Camera, il prossimo 28 Settembre, sarà chiamata a nuove votazioni, questa volta per decidere se confermare la fiducia al ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano. Dopo appena sei mesi di insediamento, Romano deve fare i conti con la mozione di sfiducia avallata dal Pd, e accolta da Idv e Udc,  per via di quella sottile ma affilata spada di Damocle che pesa sulla sua testa: il novizio ministro è infatti indagato per concorso esterno in associazione  mafiosa. Nonostante ciò Romano appare sicuro di sé, ”Il voto su Milanese ci rafforza: non temo la mozione di sfiducia e non mi dimetterò”  ha affermato durante la presentazione del suo libro ” La mafia addosso”, in cui fa letteratura delle sue ragioni di innocenza. La nuova votazione avverrà tramite voto palese e per appello nominale, pertanto Romano non dovrà guardarsi le spalle  dai franchi tiratori, figure sotterranee, ambivalenti e doppiogiochiste, pronte ad emergere solo se protette dal segreto, che ne cela l’identità.

Un atto di responsabilità. La questione ” Romano” ha certamente dato da parlare agli esponenti della maggioranza e pare che un sentimento condiviso tra alcuni deputati del Pdl, Lega e tra i ”Responsabili”, sia quello che vorrebbe sollecitare un passo indietro del ministro, le sue dimissioni. La paura, tra le fila del centrodestra, è che si possa creare una ennesima frattura con il Quirinale, nel caso in cui la vicenda giudiziaria arrivasse ad un esito negativo, cosicché sarebbe lecito chiedere a Romano un atto di responsabilità istituzionale. Queste voci di corridoio sono state smentite  prontamente dallo stesso Romano che ha dichiarato: ”Nessuno nella maggioranza mi ha chiesto di dimettermi, anzi, ho ricevuto incoraggiamenti anche dal presidente del Consiglio”. Nell’ Aula della Camera, trasformata da apparato legislativo a foro giudicante, non resta che attendere il prossimo verdetto.

Francesca D’ettorre