?Divorzi anziani nella nuova India

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:20

Divorzio e modernità. «Morirò presto e tutto quello che voglio è essere finalmente in pace, anche nei miei anni più tardi: la prego, mi aiuti a divorziare presto». Messaggi come questo non sono più una sorpresa per gli avvocati in India. In questo paese il divorzio comincia a interessare anche coppie più anziane che, dopo decenni di matrimonio, giungono alla separazione. «Molto ha a che fare con lo sviluppo economico», dice Sunita Kaistha, che gestisce la ONG “Donne, lavoro e salute”. Come lei la pensano diversi sociologi, psicologi e avvocati della nuova India. Con la crescita economica dell’India ci sono stati molti cambiamenti sociali, che vanno dalla emancipazione delle donne, a quella degli anziani, i quali vanno alla ricerca di nuovi, più stimolanti stili di vita, anche passando attraverso un divorzio. «Con la globalizzazione le donne hanno raggiunto una  maggiore indipendenza e sono giunte alla consapevolezza che non devono più subire violenze, abusi o discriminazioni tra le mura domestiche» queste le parole del Dott. Radha Murthy, che dirige la fondazione “Usignoli, la salute degli anziani”. Fino a qualche anno fa il divorzio era fortemente stigmatizzato e si riteneva che le coppie dovessero rimanere insieme fino alla morte pure in presenza di infedeltà o violenze.  Oggi invece, la situazione sta gradualmente cambiando  al punto da accettare anche che una coppia scelga il divorzio semplicemente perché non ci sono interessi  in comune o perché si desidera seguire percorsi di vita diversi.

I fattori determinanti. Secondo gli esperti, in questa nuova visione che lentamente si sta facendo strada, un ruolo importante l’hanno giocato i mezzi di comunicazione di massa che stanno proponendo nuovi valori e modelli di vita. «Anche la concezione dell’individuo, considerato nella sua sessualità, sta cambiando e si va alla ricerca di una soddisfazione che, in molti casi, non si trova nel matrimonio», dice Rina Nath, terapeuta della coppia. La maggior parte delle rotture che la psicologa tratta dipendono, principalmente, da un tradimento dell’uomo, non mancano, tuttavia, anche le infedeltà femminili. Uno dei frattori determinanti nelle separazioni in tarda età riguarda il fatto che  le coppie anziane con figli adulti non si sentono più responsabili nei loro confronti e, i figli stessi, non rappresentano più quel  “collegamento” che per anni ha fatto sì che, anche coppie male assortite, rimanessero insieme. La scrittrice indiana Rinki Roy ha raccontato di aver subito per 18 anni le violenze del marito. «Dovevo pensare ai miei figli, non dare loro una famiglia divisa». La psicoterapeuta Nath, in proposito, porta un altro esempio calzante: un uomo sulla sessantina, subito dopo aver lasciato all’aeroporto la sua figlia più giovane, che stava andando a studiare all’estero, chiese a sua moglie il divorzio. Queste le parole dell’uomo: «Il nostro era un rapporto stagnante. Io ho tante ambizioni che adesso posso portare avanti perchè i miei figli sono indipendenti». Sempre secondo le testimonianze della terapista Nath, spesso accade che i figli sostengano economicamente le madri dopo il divorzio o, addirittura, che siano gli stessi figli, ormai adulti, a spingere i genitori a separarsi per  far sì che “non continuino a vivere il tormento di una vita”. Molte persone che hanno superato la soglia dei cinquant’anni percepiscono questa fase della loro esistenza come un’opportunità per vivere una nuova vita, una seconda possibilità. Pensano: «perché non io? Sono nella seconda parte della mia vita, o ora o mai più».

Tabù contro modernizzazione. Fino a qualche anno fa, sposarsi una seconda volta era impensabile. Se ricordiamo, poi, le ricerche che il sociologo Émile Durkheim condusse sulla società indiana di circa un secolo fa, non possiamo non sconcertarci di fronte all’usanza secondo cui la vedova indiana doveva suicidarsi dopo la morte del “venerato” marito. Fortunatamente oggi le cose sono radicalmente cambiate ed è possibile rifarsi una vita dopo la morte del congiunto o, anche, dopo un  divorzio. Ciononstante, ancora oggi, una persona divorziata “detiene un  valore minore nel mercato del matrimonio”. Nel portale SecondShaadi.com (Secondo Matrimonio) le persone sopra i 50 anni sono  già circa il 10% dei 200.000 utenti e il loro numero è in crescita, com’è segnalato dall’amministratore del sito, Vivek Pahwa. Attualmente però, non ci sono statistiche sul numero di divorzi in India, ma si stima che la maggior parte avvengano nelle grandi città come Delhi, Bombay e Bangalore e tra le classi medie e superiori. Tuttavia questa è solo la punta di un iceberg, come ha detto Vandana Shah, scrittore e direttore di una rivista. «Pochissimi arrivano al divorzio vero e proprio. Molte coppie conducono vite separate continuando però, a vivere in matrimoni infelici perché spinte dalla pressione sociale o da motivazioni economiche». Sono queste, quelle unioni che in India e non solo, si chiamano “matrimoni di facciata”, ma che la modernizzazione sembra stia condannando, si spera,  alla fine.

Giovanna Fraccalvieri

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