Bagnasco contro Berlusconi: Immagine del paese danneggiata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:54

Roma – Il Cardinale contro il premier parla di “deterioramento del costume, di atti tristi e vacui, contrari al pubblico costume e alla sobrietà richiesta dalla stessa Costituzione“.

Bagnasco contro Berlusconi – Il presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, richiama l’attenzione sul comportamento del premier. Anche se non lo nomina direttamente, il significato delle sue parole non lascia dubbi:
I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui“, ha detto il numero uno dei vescovi.
Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica“.
Poi le parole più dure: “La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. “Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono nè vincitori nè vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto“.

La corruzione e l’evasione fiscale – Un altro monito di Bagnasco riguarda la corruzione dilagante nel nostro paese e l’evasione fiscale.
È sull’impegno a combattere la corruzione, piovra inesausta dai tentacoli mobilissimi che la politica oggi è chiamata a severo esame. L’improprio sfruttamento della funzione pubblica è grave per le scelte a cascata che esso determina e per i legami che possono pesare anche a distanza di tempo. Non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati di affari che, non previsti dall’ordinamento, si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con remunerazioni, in genere, tutt’altro che popolari. La questione morale non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell’esercizio del reciproco controllo“.
E sull’evasione fiscale Bagnasco ricorda che è “difficile sottrarsi all’impressione che non tutto sia stato finora messo in campo per rimuovere questo cancro sociale“.

Matteo Oliviero

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